

«Figli di» e litigiosi? Gli imprenditori sono meglio.
𝘈𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘶𝘭 𝘊𝘰𝘳𝘳𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘦𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝟥 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰 𝟤𝟢𝟤𝟨, 𝘢 𝘧𝘪𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘳𝘭𝘰 𝘊𝘪𝘯𝘦𝘭𝘭𝘪.
Guerre di successione, eredità contese, sono soltanto casi, che non inficiano un tessuto sano. Perché oggi tutta l’innovazione viene da loro. A colloquio con Luigi Consiglio che con Gianni Dal Pozzo lancia il primo polo indipendente della consulenza.
C’è un tessuto di giovani in gamba che fanno impresa, che fanno nascere le imprese, anche se non sono figli di… Ed esistono anche fenomeni imprenditoriali portati avanti da “figli di” che hanno la forza di farlo. Dire “è il figlio di… dunque è un imbecille a cavallo”, è un luogo comune. Può essere ce ne siano, però il grosso è fatto di altro».
Alla fine, tirato per i capelli sulla cronaca di questi anni, fatta di famiglie del capitalismo italiano assai litigiose e di eredità che si trasformano in lunghe e costose, in genere per le aziende, guerre di posizione, Luigi Consiglio sceglie di confermare la fedeltà a 40 anni di consulenza d’impresa. Senza scandalo o moralismi per gli asini. E, sostiene, lo fa a ragion veduta perché «oggi tutta l’innovazione viene generata dagli imprenditori nelle loro aziende, perché hanno una capacità di guardare, immaginare, investire in tecnologia e sviluppo, che nelle aziende strutturate non è concessa».
L’occasione per una riflessione larga sugli imprenditori italiani è la nuova alleanza che Eccellenze d’Impresa, la società guidata da Consiglio, ha appena siglato con Considi, la società vicentina guidata da Gianni Dal Pozzo e presieduta da Fabio Cappellozza, ex manager Arthur Andersen.
È nata Considi Holding con l’obiettivo di realizzare il primo polo indipendente della consulenza manageriale che dichiara una forza di 400 professionisti e 40 milioni di ricavi aggregati. È la grande alleanza dei piccoli: 13 società specializzate, tra le quali figurano la IC&Partners di Udine, i bresciani di Vitale-Zane, i vicentini di Sinedi e i rodigini di Sustain Tech Hub. Un’alleanza della consulenza indipendente al servizio di piccole e distretti tra Nord Est e Milano.
Il focus
Consiglio, lasciata nel 2023 Gea, dove era senior partner e presidente (c’è dietro anche una storia di famiglia, tra i fondatori Gea, usciti dalla Pietro Gennaro & Associati, c’è Mario Consiglio), spiega:
«Sul mercato c’è spazio per tutti, ma i grandi della consulenza hanno sempre considerato il mondo imprenditoriale troppo costoso rispetto alla fatica. Quanti mi costa mettere una squadra di otto persone per convincere un mugnaio pugliese a fare il passo, rispetto alla ristrutturazione di un peso massimo delle partecipazioni statali? Lo so che può sembrare paradossale, ma l’imprenditoria italiana non è interessante per le grandi società di consulenza. Per noi è una sfida ogni giorno. Ma le boutique della consulenza, sostengono Consiglio, Dal Pozzo e Cappellozza, sono invece squadre su misura per realtà nelle quali il lavoro è un richiamo. Il focus della consulenza indipendente è il mugnaio pugliese e i suoi colleghi, come anche le imprese del quarto capitalismo», spiega Consiglio.
Con simili soggetti, peraltro, l’approccio va calibrato: «La parte centrale del nostro mestiere è portarci dietro le persone e questo distingue la grande consulenza dalla massa di chi è capace di fare solo analisi. Le analisi sono fondamentali ma se non ti porti dietro il cliente non servono a niente».
«Perché Considi Holding? Perché siamo indipendenti, non abbiamo dei padroni, non dobbiamo remunerare dei capitali, non dobbiamo guadagnare per restituire soldi a un private equity, non abbiamo un azionista americano. Il nostro unico obiettivo è il vantaggio del nostro cliente imprenditore e di tutto questo facciamo il nostro punto di forza».
«La strategia che porta al “go to market”, all’internazionalizzazione, oltre a una conoscenza approfondita di un settore come il food in tutte le sue declinazioni è quello che ci porta Eccellenze d’Impresa — spiega il ceo Dal Pozzo —. Noi veniamo dal mondo delle operations, quelli che sgommano i pezzi».
Considi nasce come “spin off” di Arthur Andersen. Quattro giovani manager allora guidati dal professor Marco Vitale lasciano alla fine degli anni Ottanta una delle Big Five, ben prima del crac Enron e della nascita di Accenture, e riescono nell’impresa di realizzare una joint venture con la più grande società di consulenza giapponese, tuttora esistente, per far nascere JMAC-Considi. L’intuizione di Vitale era giusta e i principi del sistema Toyota poi passato alla storia come lean organisation sono stati largamente studiati e adottati in Occidente.
Ancora oggi Considi è partner esclusivo di Toyota Industrial in Italia e ancora oggi la catena del valore di Porter, ossia l’applicazione del modello economico che interviene per la prima volta sistematicamente su costi e marginalità di un’azienda, è uno dei “brevetti” di questi consulenti d’impresa. Consiglio invece, riconosce Dal Pozzo, con Michael Porter ha studiato e lavorato.
La partnership giapponese, racconta il presidente Cappellozza, è tuttora vitale e consente uno scambio di saperi e innovazione a vantaggio delle imprese. In quali settori? Nel lusso, spiegano i manager, Considi lavora con molti dei brand del principale gruppo francese, come anche nel mondo del design. E con l’arrivo di Eccellenze d’Impresa le Tre Effe del made in Italy — Food, Furniture e Fashion — ci sono tutti.
Poi il mondo gira veloce. Come dimostra quanto è accaduto un mese fa ad Accenture, con lo scivolone del 20% a Wall Street dopo il profit warning nella trimestrale sui riflessi dell’intelligenza artificiale nel settore della consulenza.
«Paradossalmente l’intelligenza artificiale elimina il “fattore di scala” — commenta Consiglio —. Se mi devo confrontare con un’azienda dieci volte più grande di noi, grande come una multinazionale, l’intelligenza artificiale mi porta allo stesso livello, elimina il gap informativo, storicamente uno dei problemi del nostro settore. È una rivoluzione che premia il nostro lavoro fatto di benchmarking, best practices e delivery: ossia della capacità di portarsi dietro l’imprenditore».

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