Le imprese come motore per creare valore sul territorio

Rana: miglioriamo attraverso la simbiosi e il trasferimento di competenze

Di Massimo Mamoli - Direttore quotidiano L'Arena

Estratto dell'articolo pubblicato sul quotidiano L'Arena in data 6 giugno 2024

Un motivo di orgoglio per il Paese, un progetto ambizioso che punta a fare delle imprese un ponte di futuro. Le imprese come cellule sociali per creare valore. Un progetto che ha nell'Arena di Verona il suo tempio. Un unicum nel mondo della lirica, rappresentato dalle 67 colonne, quel virtuoso connubio tra privato e pubblico che anche quest'anno speciale si pone a sostegno del festival areniano. Un progetto trainato dallo slancio dei suoi fondatori e ambasciatori, Gian Luca Rana, ceo del Pastificio Rana, e Sandro Veronesi, presidente di Oniverse.

Credits: Photo Giorgio Marchiori / Larena.it

"L'Arena - ha detto il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi lo scorso 8 marzo allo start della nuova edizione del progetto 67 colonne - ha un know how come nessun altro al mondo per realizzare nell'eccellenza i grandi allestimenti d'opera”. In queste edizioni del progetto avete avuto modo di toccare con mano il valore del capitale umano che lavora, nel talento artigiano italiano ad ogni rappresentazione che rende la stagione areniana celebre nel mondo. Anche questo è un patrimonio, non immateriale ma materiale che rende il Made in Italy unico nel mondo. Come questo, per voi imprenditori e ambasciatori dal cibo alla moda e non solo, diventa il valore aggiunto?
RANA: C’è un aspetto importante del nostro essere imprenditori, un tratto distintivo che fa la differenza: è il concetto di artigiano, dell’"avere le mani in pasta", l'elemento originario da cui sono partite le nostre imprese. È imparare attraverso una simbiosi, un trasferimento di competenze. La bottega dell’artigiano è il luogo dove arti e mestieri si scambiano, generando la comprensione di ciò che accade attorno. Questo è quello che portiamo all’estero, la nostra peculiarità culturale, una differenza sostanziale tra chi affronta qualsiasi lavoro guardandone tutti gli aspetti e coloro che invece hanno una ristretta declinazione di specificità. C’è in noi una competenza diffusa fatta da un pensiero che guarda tutto il processo, che non si limita a un approccio specifico, ma integra diversi punti di vista. Ciò rende unici. E non dimentichiamoci la manualità, spesso sottovalutata, che è invece tutta da riscoprire, perché oltre ad essere così radicata nell’eccellenza del nostro Paese, contiene e preserva una nobiltà profondissima, rappresentativa del nostro modo di essere e agire.
Partecipiamo alla vita di Verona in senso pieno, anche fuori dal nostro specifico ruolo di editori. Fa parte dell’ossessione di cui si parlava prima. Quello che stiamo creando è uno spartiacque storico che rimarrà nel tempo. Il tracciato che abbiamo segnato sta assumendo un valore esemplare, tant’è che il nostro crowdfunding è già diventato un modello capace di ispirare numerose fondazioni e istituzioni in Italia e nel mondo, oltre che per le generazioni future. Rimane come segno indelebile di una volontà comune di partecipare alla vita collettiva in modo propositivo, al servizio della società civile. Al contrario, se un’attività per- mette solo la crescita del singolo, verrà presto dimenticata. Quello che stiamo realizzando è un progetto destinato a durare per sempre, un anello di congiunzione.
VERONESI: Sosteniamo la Fondazione Arena da quasi un ventennio. Abbiamo deciso di sostenere il progetto 67 Colonne fin dall’inizio perché convinti che sarebbe stato un altro passo importante per far conoscere ancor di più la nostra città con il suo anfiteatro.
A quattro anni di distanza, possiamo dire di essere soddisfatti di come questo progetto abbia saputo raggiungere risultati sempre più sfidanti. Sia per la crescita costante delle adesioni, includendo aziende e imprenditori accomunati dal desiderio di essere parte di un’operazione culturale, economica e sociale di portata internazionale. Sia come forma di gratitudine, in termini di notorietà e di ritorno economico, verso il nostro territorio.

Questa centralità per la nostra città è una grande responsabilità. Un consiglio, da imprenditori, che date, guardando e lavorando anche nel mondo fuori le sue mura, che volete dare alla città che amate perché diventi sempre più patrimonio del mondo?
RANA: Alla base dei grandi successi ci sono sempre dei grandi sogni. I sogni devono essere stimolanti, di ampio respiro, preziosi. Bisogna sempre porsi obiettivi alti, ambiziosi in senso positivo, senza accontentarsi dei sogni facili da ottenere, a breve termine. Dobbiamo porci delle mete che guardino lontano, per consegnare alle generazioni future una città e un’Italia migliore. Dobbiamo essere di grande ispirazione per far diventare la nostra città, l’Italia e il mondo diversi e migliori.
tor comune le migliori attitudini di ciascuno, scomponendo e ricomponendo le varie parti, smussando eventuali limiti e valorizzando la diversità delle competenze.
Ascoltando i racconti degli artigiani dell’Arena, sono rimasto colpito dal fatto che dai più piccoli particolari riescono ad avere una visione completa dell’intera scenografia. Riescono a vederla già finita mentre la realizzano. Facendo un parallelismo con il mio mondo, direi che è proprio dalla osservazione dei dettagli che puoi scoprire i talenti necessari per realizzare grandi progetti. Come direbbe Shakespeare “Uomini e donne fanno parte di questa commedia”.
VERONESI: Come la maggior parte degli italiani, siamo nati e cresciuti circondati dalle meraviglie del nostro territorio, da sembrarci quasi naturale.
Per noi imprenditori, questa bellezza è il punto di partenza, il nostro tratto distintivo che ha fatto crescere e reso celebre il Made in Italy nel mondo: è l’unicità del nostro prodotto, concepito da un’idea di bellezza, lavorato e rifinito “a mano”, tanto da diventare un qualcosa di caratteristico, ambasciatore del nostro Paese. In Italia abbiamo un’artigianalità unica al mondo, fatta di cura per il dettaglio, di tradizioni, di mani abili e saperi tramandati. Molti mestieri nascono proprio da questo e, riconoscendone il valore, dobbiamo essere in grado di farli vivere nel tempo.
Per farlo, serve un incontro di competenze. Di chi può tramandare, con il proprio bagaglio di esperienze, e di chi può imparare, aggiungendo sempre qualcosa di nuovo anche attraverso lo studio, il proprio pensiero e le proprie attitudini. Con il nostro ingresso nel progetto “67 Colonne”, abbiamo avuto l’opportunità di “entrare in scena” ed accedere ad un mondo che conoscevamo solo parzialmente come spettatori. Il lavoro certosino di sarte, orchestrali, sceneggiatori, comparse e di tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione di ogni singola opera rappresenta il vero patrimonio artistico da tutelare. Attraverso il talento italiano è possibile mettere in scena delle vere e proprie opere d’arte.

Quando si arriva così in alto, ripetersi non è facile. E quest'anno, dopo cento volte la prima volta del festival areniano, superare se stessi diventa l’orizzonte della nuova edizione del progetto 67 colonne che ogni anno ottiene successo e una compartecipazione sempre maggiori. Come interpretate voi questa sfida nell'impresa che ogni anno è motore di crescita?
RANA: La sintesi è semplice, buttare il cuore oltre l’ostacolo! Amo stimolare la mia squadra ad uscire dalla propria comfort zone, perché solo superando i propri limiti si può affrontare l’ignoto. Non tutti sono pronti ad avventurarsi fuori dalla propria comfort zone, ma quando questo avviene si costruisce una squadra ancora più forte, più coesa. Così si cresce tutti insieme e si sviluppano nuove competenze. Non dovremmo mai accontentarci dei confini già noti, dovremmo sempre spingere oltre: è lo stile che viene chiamato “Blue Ocean Strategy”, cioè la capacità di esplorare mari sconosciuti.
Se ripenso ai miei esordi in azienda... oggi il Gruppo Rana ha superato il miliardo di fatturato, ma se avessi ascoltato solo le ragioni “razionali”, oggi avremmo una crescita molto meno importante, contenuta nei confini nazionali, non avremmo affrontato quei mercati internazionali dove oggi invece siamo presenti con successo. Nelle gare automobilistiche si dice “Se hai tutto sotto controllo, vuol dire che stai andando piano”. È una massima che uso spesso: per me significa non avere paura dell’ignoto, non farsi impaurire da limiti temporali e geografici. Quando guardo la mia impresa, vado oltre agli orizzonti vicini, proietto ogni progetto in un futuro lontano perché l’azienda possa continuare a superarsi, dimostrandosi una realtà rilevante e significativa anche per le generazioni a venire.
VERONESI: Crescere significa crearsi sempre nuovi obiettivi, cercando non solo di far bene, ma fare meglio quello che è stato fatto ieri. Nel pratico, significa saper innovare e avere il coraggio di fare delle scelte, a volte anche aggiustando il tiro strada facendo, cercando di imparare anche dai passi falsi.
Le opportunità sono sempre dietro l’angolo, sta a noi saperle coglierle. Anche il recente riconoscimento del Canto Lirico come Patrimonio immateriale dell’Unesco può rappresentare per la Fondazione Arena un nuovo motore di crescita, una nuova occasione di visibilità per continuare a superare sé stessi. Per noi come Oniverse, la sfida quotidiana è saper accontentare i bisogni dei nostri Clienti nei 56 paesi dove siamo presenti, offrendo loro un prodotto che incontri le loro aspettative ed i loro bisogni.

Le 67 colonne hanno innescato un importante impatto economico sociale, allo stesso modo le vostre imprese, diffondendo anche cultura generano un rilevante valore sociale, radicato nel proprio territorio. In che modo?
RANA: Come imprenditori abbiamo il dovere di investire per generare nuove opportunità e sostenere la cultura scommettendo sicuri sulla sua bellezza e unicità, perché le arti hanno un valore sociale imprescindibile. Aggregare sempre più persone attorno a questo punto focale è il metodo più efficace per moltiplicare esponenzialmente il valore della nostra città, e allo stesso tempo, consolidare l’identità della nostra impresa e della società civile.
VERONESI: Da sempre il nostro obiettivo è costruire qualcosa di duraturo e orientato al lungo termine, rispettando l’ambiente sociale e naturale circostante. La scelta di sostenere attività culturali e artistiche come questa permette di valorizzare concretamente il territorio, sviluppando un indotto economico e offrendo nuove opportunità e occasioni di incontro per la comunità, creando un circolo virtuoso a beneficio di tutti.

Qual è la calamita, nel mondo del lavoro, per avvicinare giovani e competenze oggi?
RANA: I miei due figli sono le rompighiaccio del viaggio di Rana verso nuove generazioni! A mio figlio Giovanni ho affidato lo scouting dei giovani talenti. Incontra studenti di scuole e università in maniera continuativa sia in Italia che negli Stati Uniti. Propone un concetto di azienda che promuove l’aggregazione dei giovani per lo sviluppo di progetti. I giovani hanno grande spazio nella nostra impresa, per loro abbiamo creato una sorta di hub chiamato il “club dei butei” – proprio in dialetto lo abbiamo definito! - uno spazio dove Giovanni unisce persone under 30, sviluppando una modalità di usare in maniera nuova le competenze, dando molto spazio all’ascolto e al confronto. Mia figlia Maria Sole invece lavora nell’ambito del Controllo & Qualità ed è responsabile del progetto “Ambassadors”. Il Gruppo Rana, benché leader di mercato, non è mai soddisfatto completamente della qualità, che essendo un concetto relativo, può sempre crescere, elevarsi, andare oltre. Gli Ambassadors sono coloro che, ossessionati dal miglioramento del prodotto, lo percepiscono come una espressione di sé: per questo si adoperano per costruire un ambiente di eccellenza oltre ogni limite, dove la qualità non è un parametro tecnocratico ma valoriale, etico. A Maria Sole, poliglotta dalla nascita, ho chiesto di innestare nuove tecnologie e mettere in rete tutti i laboratori del nostro Gruppo, per unire competenze e persone, dando voce ad una conversazione capace di superare qualsiasi barriera per una qualità assoluta, unificante. Il futuro è di chi lo ha cominciato – dico sempre - ma bisogna ascoltare chi lo sta affrontando. I ruoli in Rana sono abba- stanza destrutturati. L’idea di un nuovo prodotto o di una nuova attività, come ad esempio la sponsorizzazione della pallavolo a Verona, può non venire dal marketing, ma dai feedback e dalle opinioni dei ragazzi di vari gruppi di lavoro e competenze. La scelta della pallavolo è frutto del riconoscerci nell’ambiente del volley come luogo di valori, amplificatore dei sogni delle nuove generazioni. Abbiamo voluto rendere la pallavolo un progetto di aggregazione e per questo per ogni partita offriamo ai dipendenti e alle loro famiglie la possibilità di andare al palazzetto gratuitamente. Si è creato un grande entusiasmo anche tra chi non aveva mai visto una partita di volley.
VERONESI: Per il nostro Gruppo la valorizzazione delle persone riveste da sempre un ruolo fondamentale, promuovendo la costruzione di rapporti umani forti e positivi. I giovani oggi sono sempre più alla ricerca di una professione che li stimoli, rispecchi i loro valori e che, in modo costruttivo e motivante, permetta loro di crescere ed esprimere le proprie attitudini. In questa direzione, cerchiamo di garantire un’azienda quanto più accogliente e stimolante per tutti i nostri collaboratori, ampliando nel tempo anche esperienze e servizi proposti (come tre asili aziendali, il programma di welfare, il counselor interno e convenzioni e iniziative a favore dell’equilibrio tra vita privata e lavoro). Siamo un’azienda giovane, l’età media delle persone è infatti 30 anni. La nostra forza è proprio il saper unire il knowhow di chi è con noi da più tempo, con le idee e nuovi approcci al lavoro di chi quotidianamente entra a far parte della nostra realtà. Io stesso oggi sono affiancato dai miei figli, ognuno con il proprio talento e le proprie attitudini. Hanno saputo portare in azienda la loro visione e un approccio nuovo, creando nuovi team e nuove modalità di collaborazione in azienda. Tradizione e innovazione si fondono anche in Oniverse, nuovo nome del Gruppo, che rappresenta il nostro universo, composto dai brand, le persone, i valori. Un insieme eterogeneo di realtà differenti tra loro, ma nel contempo parte dello stesso progetto.

Un’ultima domanda. Tornando al tema dello sfidare sempre più il limite, l'asticella, c'è una cosa in particolare in cui vorrebbe superare oggi sé stesso?
RANA: Non lo posso ancora dire! I miei ragazzi sono ancora stupiti dalle ultime progettualità che ho proposto loro in cucina... ma è proprio con il gusto di superarsi che si cresce e si va avanti. In azienda c’è una battuta che facciamo quando abbiamo una buona idea: “Va bene, è tutto fatto”. Quando un'idea è buona e ne siamo tutti convinti, a quel punto basta solo avere un poco di tempo e le capacità di esecuzione, in un baleno si concretizzerà tutto. “È tutto fatto”, vuol dire che bisogna solo lavorare coerentemente con l’idea. Perché alla fine è sempre l’idea che vince.
VERONESI: Per un imprenditore, questa idea del superamento del limite coincide spesso con la nascita di nuove idee ed ispirazioni. Credo che oggi per il nostro gruppo, presente in settori diversi tra loro (dalle calze all’intimo, passando per il vino, fino alla nautica), superare noi stessi significhi poter consolidare la nostra posizione ed esperienza in ciascun ambito di competenza. È sempre giusto porsi obiettivi lungimiranti, ma è altrettanto importante saper cogliere le opportunità che la vita ci riserva. Io stesso traccio una rotta con degli obiettivi, ma se trovo un vento contrario o una condizione migliore, cambio direzione. Inizio un percorso ma rimango flessibile, in base anche alle opportunità e alle persone che incontro.

Credits: Ansa / Larena.it

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