{"id":4362,"date":"2026-04-13T13:54:02","date_gmt":"2026-04-13T13:54:02","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=4362"},"modified":"2026-04-21T10:53:08","modified_gmt":"2026-04-21T10:53:08","slug":"poverta-e-ricchezza-in-italia-cosa-dicono-davvero-i-dati","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/en\/magazine\/poverta-e-ricchezza-in-italia-cosa-dicono-davvero-i-dati\/","title":{"rendered":"Povert\u00e0 e ricchezza in Italia: cosa dicono davvero i dati."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Marco Fortis<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Leggendo i giornali o seguendo i talk show in TV si ricava la netta impressione che l\u2019Italia sia un Paese di poveri con la ricchezza concentrata nelle mani di pochi. Inoltre, si \u00e8 spinti a pensare che la recente inflazione abbia eroso in modo irreversibile il potere d\u2019acquisto degli italiani. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? I numeri raccontano una storia diversa.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>1. <strong><em>Gli italiani meno abbienti sono i pi\u00f9 ricchi d\u2019Europa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Cerchiamo innanzitutto di fare un po\u2019 di chiarezza sul tema controverso della ricchezza.<strong><em>&nbsp;<\/em><\/strong>Che in tutti i Paesi pi\u00f9 avanzati il <strong>10%<\/strong> dei cittadini pi\u00f9 facoltosi (il cosiddetto decimo decile) detenga la quota pi\u00f9 alta della ricchezza, in genere pi\u00f9 del <strong>50%<\/strong> del totale, non \u00e8 una notizia. E non \u00e8 nemmeno una notizia che il <strong>50% <\/strong>dei cittadini pi\u00f9 poveri (il cosiddetto <strong>bottom 50%<\/strong>) ne detenga una frazione molto bassa, normalmente meno del <strong>10%<\/strong>. Sono numeri \u201cnormali\u201d nelle societ\u00e0 democratiche capitalistiche mature, mentre nei Paesi con dittature e oligarchie il divario pu\u00f2 essere anche pi\u00f9 ampio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non passa mese senza che qualche centro studi o ONG si spinga quasi a criminalizzare ideologicamente la ricchezza e la sua concentrazione, alimentando un senso di sempre pi\u00f9 diffuso <strong>risentimento<\/strong> nell\u2019opinione pubblica, specie tra le classi sociali meno abbienti. Questo modo di trattare l\u2019informazione economica \u00e8 alquanto discutibile. Infatti, molti miliardari e milionari sono tali non in quanto percettori di chiss\u00e0 quali rendite bens\u00ec perch\u00e9 posseggono quote di controllo delle imprese che hanno meritoriamente creato, generando PIL e occupazione; imprese il cui valore, inoltre, tende ovviamente a crescere in periodi di boom della borsa come quello recente, perlomeno fino allo scoppio del conflitto tra Israele e Stati Uniti con l\u2019Iran. Bisognerebbe inoltre distinguere tra la <strong>ricchezza<\/strong>, cio\u00e8 il patrimonio immobiliare e finanziario, da un lato, e i <strong>redditi<\/strong>, dall\u2019altro, due cose molto diverse (normalmente la maggior parte delle persone vive coi secondi, non con la prima), altrimenti si corre il rischio di generare una confusione ancora maggiore.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La vera notizia preoccupante \u00e8 piuttosto un\u2019altra e cio\u00e8 che negli ultimi anni si sta assistendo in alcuni Paesi avanzati e liberali, in particolare negli Stati Uniti, ad una crescente iper-concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi potenti&nbsp;<em>tycoon<\/em>, col rischio che questi supermiliardari possano avere una influenza sempre pi\u00f9 rilevante &#8211; anche attraverso i social media e le tecnologie che essi controllano &#8211; sulla politica e sulle persone. Secondo la Federal Reserve, negli Stati Uniti l\u2019<strong>1%<\/strong> dei pi\u00f9 ricchi nel secondo trimestre 2025 deteneva il <strong>31,1%<\/strong> della ricchezza totale del Paese e il decimo decile pi\u00f9 ricco il <strong>67,5%<\/strong> della stessa, contro l\u2019appena il <strong>2,5%<\/strong> del <strong>50%<\/strong> degli americani meno abbienti. In altre parole, negli Stati Uniti il <strong>10%<\/strong> pi\u00f9 facoltoso della popolazione detiene un patrimonio pari a 27 volte quello del <strong>50%<\/strong> dei pi\u00f9 poveri.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>    2.<strong> In Italia la ricchezza \u00e8 molto meno concentrata che in America e in altre grandi nazioni europee<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 premesso, la concentrazione della ricchezza esiste ovviamente anche in Italia, ma da qui a sostenere, come hanno fatto alcuni, che il nostro sia un Paese sempre pi\u00f9 costituito da poveri e sia minacciato, persino nelle sue fondamenta democratiche, da pochi super ricchi con patrimoni tipo Musk o Bezos, ne passa parecchio. E stupisce che persino alcune autorevoli testate talvolta diano voce a simili assurdit\u00e0 sull\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 invece possibile tracciare un quadro oggettivo (e comparato con altri Paesi) della concentrazione della ricchezza in Italia attraverso i&nbsp;<em>Distributional wealth accounts<\/em>, i cui numeri sono aggiornati trimestralmente dalla Banca centrale europea sul proprio sito internet. Da questi numeri emerge innanzitutto una prima notizia \u201ccontrocorrente\u201d e cio\u00e8 che il <strong>50% <\/strong>degli italiani con i patrimoni pi\u00f9 bassi detiene una ricchezza netta (dedotti i debiti) di <strong>831 miliardi di euro<\/strong> (i dati sono aggiornati al secondo trimestre 2025), un numero che equivale a oltre <strong>1\/3 del PIL italiano<\/strong>. Si tratta del pi\u00f9 alto patrimonio comparabile in Europa per il <strong>50%<\/strong> della popolazione meno abbiente, davanti ai <strong>779 miliardi <\/strong>detenuti dalla corrispondente quota degli spagnoli pi\u00f9 \u201cpoveri\u201d, ai <strong>687 miliardi<\/strong> dei francesi pi\u00f9 \u201cpoveri\u201d e ai <strong>481<\/strong> <strong>miliardi<\/strong> dei tedeschi pi\u00f9 \u201cpoveri\u201d. Una classifica da cui esce vincente il modello distribuzionale dei Paesi mediterranei su quello dei Paesi del Nord Europa, almeno per ci\u00f2 che riguarda questo aspetto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4404\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-02-2-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>    3. <strong>Il confronto tra Italia, Francia, Germania e Stati Uniti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se restringiamo, per semplicit\u00e0, la nostra analisi ai <strong>primi tre Paesi dell\u2019area dell\u2019Euro<\/strong>, possiamo approfondire meglio il tema. \u00c8 vero che il <strong>10%<\/strong> degli Italiani pi\u00f9 ricchi (il decimo decile) detiene il <strong>59,9% <\/strong>della ricchezza totale, una percentuale che, seppure inferiore a quella della Germania (<strong>60,5%<\/strong>), \u00e8 superiore a quella della Francia (<strong>54,7%<\/strong>). Ma in Italia il <strong>50%<\/strong> dei meno abbienti (<strong>bottom 50%<\/strong>) detiene il <strong>7,4%<\/strong> della ricchezza, una cifra molto pi\u00f9 alta della Francia (<strong>5%<\/strong>) e della Germania (<strong>2,5%<\/strong>). Sicch\u00e9 se vogliamo scoprire quante volte i ricchi sono pi\u00f9 ricchi dei pi\u00f9 poveri (cio\u00e8 il decimo decile diviso il bottom <strong>50%<\/strong>), in Italia troviamo il valore pi\u00f9 basso, pari a circa 8 volte, rispetto alle 11 volte della Francia, alle 24 volte della Germania e alle gi\u00e0 citate 27 volte degli USA. In altre parole, ammesso che la ricchezza sia un male, non esiste un \u201ccaso Italia\u201d di esagerata concentrazione della ricchezza.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La Bce riporta altres\u00ec i valori di ricchezza pro capite del <strong>50% <\/strong>dei pi\u00f9 poveri in ogni Paese, con l\u2019Italia che ha raggiunto il suo massimo storico nel secondo trimestre 2025, pari a 28.640 euro per abitante, davanti alla Francia (21.210 euro) e alla Germania (12.580). Inoltre, altro aspetto non trascurabile, il <strong>50% <\/strong>degli italiani pi\u00f9 poveri ha una quota di debiti sul totale del proprio patrimonio (<strong>26,9%<\/strong>) inferiore a quella del <strong>50%<\/strong> della popolazione pi\u00f9 povera di francesi (<strong>45,2%<\/strong>) e di tedeschi (<strong>48,4%<\/strong>). Insomma, in Francia e in Germania, non solo i pi\u00f9 poveri sono <strong>meno ricchi che in Italia<\/strong> ma devono preoccuparsi anche del fatto di avere molti pi\u00f9 debiti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>    4. <strong><em>La ricchezza finanziaria italiana batte il Covid e l\u2019inflazione<\/em><\/strong> <\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:31px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>I dati sulla ricchezza dei <strong>settori istituzionali <\/strong>diffusi recentemente dall\u2019Istat e di prevalente fonte Banca d\u2019Italia confermano inoltre che la ricchezza finanziaria netta (RFN) delle famiglie italiane \u00e8 la pi\u00f9 alta in Europa in rapporto al PIL e che, nonostante la pandemia, essa \u00e8 cresciuta notevolmente a valori correnti dal 2019 al 2024. Inoltre, secondo le ultime stime Bankit, essa \u00e8 aumentata anche da fine 2024 al terzo trimestre 2025, battendo cos\u00ec l\u2019inflazione divampata nel 2022-2023.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Incrociando i dati Istat e Bankit con quelli coerenti dell\u2019Eurostat, scopriamo innanzitutto che la RFN dell\u2019Italia \u00e8 stata nel 2024 pari al <strong>226% <\/strong>del PIL, davanti alla RFN delle famiglie del Belgio (<strong>211%<\/strong>), dei Paesi Bassi (<strong>202%<\/strong>), della Francia (<strong>171%<\/strong>), della Germania (<strong>168%<\/strong>) e della Spagna (<strong>149%<\/strong>). Non solo. Dal 2019 al 2024 la RFN delle famiglie italiane \u00e8 passata da 3.749 a 4.971 miliardi di euro: +1.222 miliardi in cinque anni (i dati, secondo le classificazioni vigenti, incorporano la RFN delle organizzazioni non profit che tuttavia rappresentano solo una quota marginale del totale).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4400\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-01-1-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La crescita della RFN delle <strong>famiglie italiane<\/strong> dal 2019 al 2024 \u00e8 stata del <strong>32,6%<\/strong>, nettamente superiore a quella dell\u2019inflazione, cio\u00e8 dell\u2019indice armonizzato dei prezzi al consumo, aumentato complessivamente nel periodo considerato del <strong>18,9%<\/strong>. Dunque, gli italiani sono oggi molto pi\u00f9 ricchi anche in termini reali rispetto al 2019, anno precedente la pandemia, nonostante l\u2019impennata dell\u2019inflazione del 2022-2023. Infatti, nel sottoperiodo 2019-2021 la RFN era aumentata del <strong>18,7%<\/strong>, mentre l\u2019inflazione soltanto del <strong>3,9%<\/strong>. Poi, nel sottoperiodo successivo 2021-2024, la RFN \u00e8 cresciuta dell\u2019<strong>11,7%<\/strong>, dunque un po\u2019 meno dell\u2019inflazione, <strong>+14,5%<\/strong>, ma mantenendo tuttavia il grosso dell\u2019incremento reale accumulato in precedenza. Inoltre, essendo diminuita la nostra popolazione dell\u2019<strong>1,3%<\/strong> dal 2019 al 2024, la RFN pro capite in Italia \u00e8 aumentata complessivamente in cinque anni del <strong>34,3%<\/strong>, cio\u00e8 poco meno del doppio dell\u2019inflazione, con un significativo incremento in termini reali.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>A fine 2024, la RFN delle famiglie italiane risultava ancora inferiore in termini reali del <strong>2,4%<\/strong> rispetto al massimo storico toccato nel 2021, \u00e8 vero, ma, secondo i dati di Banca d\u2019Italia gi\u00e0 pubblicati anche sul sito web di Eurostat, alla fine del terzo trimestre 2025 la RFN degli italiani era arrivata a quota 5.221 miliardi di euro, con un ulteriore balzo all\u2019ins\u00f9 del <strong>5%<\/strong> a valori correnti rispetto al dato di fine 2024. Considerato che nel 2025 l\u2019inflazione \u00e8 aumentata dell\u2019<strong>1,7%<\/strong>, si pu\u00f2 stimare che al terzo trimestre 2025 la RFN delle famiglie italiane si \u00e8 collocata gi\u00e0 dello <strong>0,8%<\/strong> in termini reali sopra i livelli del 2021, fissandosi cos\u00ec ad un nuovo massimo storico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Istat fornisce anche i dati sulla <strong>ricchezza non finanziaria delle famiglie italiane<\/strong>, costituita prevalentemente da abitazioni e terreni coltivati. Il valore di questa ricchezza, che di per s\u00e9 ha la natura di un investimento non liquido e di lungo periodo, dal 2019 al 2024 \u00e8 cresciuto di meno non solo della RFN ma anche dell\u2019inflazione, soltanto del <strong>5,9%<\/strong>, arrivando nel 2024 alla cifra 6.672 miliardi di euro. Si tratta, tuttavia, di un valore fittiziamente eroso dall\u2019incremento dei prezzi del 2022-2023, in quanto la maggior parte delle famiglie ha mantenuto il pieno possesso delle abitazioni e dei terreni, cio\u00e8 non li ha venduti ricavando una somma monetaria che poi avrebbe perso potere d\u2019acquisto rispetto all\u2019inflazione. Quindi, non condividiamo il metodo dell\u2019Istat di sommare RFN e ricchezza non finanziaria per poi concludere che la somma, cio\u00e8 la ricchezza totale netta delle famiglie italiane, ha perso il <strong>5%<\/strong> circa di valore reale dal 2021 al 2024. Si tratta di una affermazione discutibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tornando ai dati europei, \u00e8 infine interessante notare che la RFN delle famiglie italiane pro-capite \u00e8 quella cresciuta di pi\u00f9 a valori correnti tra i quattro maggiori Paesi dell\u2019Eurozona dal 2019 al 2024 (<strong>+34,3%<\/strong>, come gi\u00e0 detto), davanti a Spagna (<strong>+30%<\/strong>), Germania (<strong>+28,5%<\/strong>) e Francia (<strong>+16,7%<\/strong>). Considerato anche l\u2019aumento dei prezzi al consumo nello stesso periodo negli altri Paesi (cio\u00e8 <strong>+18,3%<\/strong> in Spagna, <strong>+22,3%<\/strong> in Germania e <strong>+17,5%<\/strong> in Francia), l\u2019Italia ha anche fatto registrare, davanti alla Spagna, la migliore&nbsp;<em>performance&nbsp;<\/em>della sua RFN per abitante in termini reali, che \u00e8 invece stata erosa in Francia ed \u00e8 aumentata assai poco in Germania.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4390\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-04-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>    <em>5.<\/em><strong><em> Il controverso tema della povert\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Altro tema alquanto controverso e strumentalizzato fino all\u2019eccesso \u00e8 quello della povert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le polemiche politiche al calor bianco e le enfasi mediatiche non aiutano a inquadrare correttamente il perimetro della povert\u00e0, fenomeno che \u00e8 stato spesso richiamato con preoccupazione nei suoi pi\u00f9 recenti interventi anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assieme ai temi dei bassi salari reali, del lavoro nero e dei contratti \u201cpirata\u201d. L\u2019analisi \u00e8 per di pi\u00f9 complicata da un caos di statistiche non comune, il che impedisce di fare chiarezza sulla povert\u00e0 vera, quella dei pi\u00f9 disagiati, delle periferie e delle aree di emarginazione, sostenute dall\u2019incessante ma non sufficiente azione meritevole di molte realt\u00e0 non profit. In effetti, i numeri della povert\u00e0 in Italia sono talmente tanti e discordanti che si corre il rischio di capirci poco o nulla o di rimanere confusi. Sparate ad effetto sulle prime pagine dei giornali, le statistiche sulla povert\u00e0 alimentano l\u2019impressione diffusa che l\u2019Italia sia un Paese enormemente povero e che lo Stato faccia poco o nulla per combattere una piaga le cui dimensioni reali vengono per\u00f2 spesso esagerate per finalit\u00e0 di lotta politica e di comunicazione, impedendo cos\u00ec di comprendere dove si annida la povert\u00e0 effettiva e di come <strong>contrastarla efficacemente<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sarebbe invece utile che gli analisti e le forze politiche trattassero il tema della povert\u00e0 in modo meno demagogico e strumentale, cercando di comprenderne i reali contorni, al netto dell\u2019enorme platea di <strong>evasori<\/strong> \u201cpoveri\u201d. Ci\u00f2 allo scopo di definire una linea di intervento bi-partisan, l\u2019unica che pu\u00f2 davvero agire nel lungo periodo e in modo strutturale per attenuare il disagio individuale e sociale dei poveri veri.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Infatti, il fenomeno dell\u2019evasione fiscale, assai diffuso in Italia, complica ulteriormente l\u2019inquadramento corretto della povert\u00e0, come ricorda spesso uno studioso del campo come Alberto Brambilla, Presidente del Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, che ha frequentemente richiamato l\u2019attenzione sul paradosso degli evasori \u201cpoveri\u201d. I livelli di povert\u00e0 e dei salari, per come sono misurati in Italia, sono del tutto irrealistici, secondo Brambilla, il quale in un recente articolo sul \u201cCorriere della Sera\u201d ha affermato: \u00ab\u00e8 credibile un Paese del G7 nel quale il <strong>60%<\/strong> della popolazione dichiara redditi tanto bassi da pagare meno del <strong>9%<\/strong> di tutta l\u2019IRPEF salvo poi spendere (al lordo delle vincite) 160 miliardi nel 2024 per il gioco d\u2019azzardo? O che ha connessioni di telefonia mobile pari al <strong>130%<\/strong> degli abitanti, neonati compresi? \u00c8 credibile che per calcolare la povert\u00e0 assoluta e relativa, l\u2019ISTAT faccia compilare a meno di 40 mila famiglie (su oltre 26,5 milioni) una sorta di taccuino, dove la famiglia dovrebbe segnare tutte le spese, e su quella base dica che la povert\u00e0 aumenta? E come fa la povert\u00e0 ad aumentare se, sempre analizzando le dichiarazioni dei redditi negli ultimi anni, oltre un milione di contribuenti \u00e8 passato dagli scaglioni di reddito fino a 20 mila euro a quelli superiori?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>N\u00e9, nel valutare le condizioni economiche delle famiglie, anche in raffronto coi redditi e i salari degli altri Paesi, si tiene conto della grande quantit\u00e0 di contributi e aiuti di ogni genere erogati in Italia. Il solo Assegno unico per i figli (AUUF), sottolinea Itinerari Previdenziali, \u00abper salari e redditi fino a 25 mila euro con un figlio vale oltre 2.200 euro l\u2019anno\u00bb. Il meccanismo dell\u2019Isee \u00e8 un \u201cinvito\u201d a <strong>dichiarare al fisco il meno possibile<\/strong> cos\u00ec da poter rientrare nelle categorie abilitate a ricevere i vari aiuti ed agevolazioni, sicch\u00e9 Brambilla si chiede: \u00abNon \u00e8 che l\u2019ISEE pi\u00f9 che aiutare a ridurre la povert\u00e0 sia la \u201cfabbrica dei poveri\u201d\u00bb?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le stesse statistiche della povert\u00e0 a volte stridono enormemente tra di loro. Ad esempio, come \u00e8 possibile che in Italia il numero dei poveri assoluti nel 2024, secondo l\u2019Istat, sia di 5,7 milioni (di cui 3,9 milioni italiani e 1,8 milioni stranieri), mentre il numero di persone severamente deprivate dal punto di vista materiale e sociale (che, cio\u00e8, non possano permettersi da 7 o pi\u00f9 dei 13 bisogni individuali e famigliari fondamentali individuati dai criteri europei, si veda pi\u00f9 avanti) sia soltanto di 2,7 milioni (contro 3,9 milioni di persone in Spagna, 4,3 milioni in Francia e 5,2 milioni in Germania)? Anche le tendenze di questi due indici sono fortemente discordanti: infatti, dal 2014 al 2024 il numero di poveri assoluti in Italia stimato dall\u2019Istat \u00e8 cresciuto di 1 milione e 595 mila persone, mentre il numero degli individui severamente deprivati, stimato sempre dall\u2019Istat ma coi criteri Eurostat, \u00e8 crollato di ben 4 milioni e 676 mila persone! Non solo. Secondo l\u2019Eurostat, un altro indicatore della povert\u00e0, e cio\u00e8 la percentuale di persone che ritengono soggettivamente di essere povere, \u00e8 nettamente diminuito in Italia dal 2014 al 2024, passando dal <strong>40,1% <\/strong>al <strong>18,7%<\/strong> (percentuale significativamente inferiore a quelle di Spagna,<strong> 21,9%<\/strong>, e Francia, <strong>21,8%<\/strong>), mentre nello stesso periodo la percentuale di persone in povert\u00e0 relativa in Italia, secondo l\u2019Istat, \u00e8 aumentata dal <strong>12,8%<\/strong> al <strong>14,9%<\/strong>. A quali di questi differenti numeri sopra citati dobbiamo credere?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per fare un po\u2019 di chiarezza sull\u2019argomento presenteremo qui un quadro delle principali statistiche disponibili sulla povert\u00e0 e sul reddito individuale, distinguendole in due gruppi, quelle in miglioramento e quelle in peggioramento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>    6. <strong><strong><em>Le statistiche che dicono che in Italia la povert\u00e0 peggiora<\/em><\/strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>I poveri assoluti.&nbsp;<\/strong>Come sottolinea lavoce.info (16 ottobre 2025), \u201cin dieci anni il numero delle persone in povert\u00e0 assoluta \u00e8 aumentato di circa un milione e mezzo, da 4,1 a 5,7 (\u2026) La situazione \u00e8 peggiorata soprattutto per le famiglie del Nord, per quelle pi\u00f9 numerose e per quelle composte da cittadini stranieri\u201d. Chi sono i poveri assoluti?<strong>&nbsp;<\/strong>Sono quelli che vivono in famiglie al di sotto della cosiddetta soglia di povert\u00e0 assoluta. Quest\u2019ultima rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e servizi essenziali. Il dato \u00e8 calcolato dall\u2019Istat, secondo cui nel 2024 i poveri assoluti in Italia hanno toccato un nuovo record di 5,7 milioni di persone. Alcuni esperti, come il gi\u00e0 citato Alberto Brambilla, criticano questi numeri e le modalit\u00e0 con cui vengono stimati. Inoltre, il record dei 5,7 milioni di poveri assoluti, annunciato dall\u2019Istat il 14 ottobre scorso, \u00e8 stato molto enfatizzato dalle opposizioni contro il governo in carica ma questo numero, in verit\u00e0, costituisce un\u2019arma a doppio taglio. Infatti, secondo le serie storiche Istat, i poveri assoluti sono cresciuti nell\u2019ultimo biennio 2023-24 di appena 70 mila persone, mentre negli otto anni precedenti, dal 2014 al 2022 erano aumentati di oltre 1 milione e mezzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>I poveri relativi.&nbsp;<\/strong>Sono quelli che vivono in famiglie al di sotto della cosiddetta soglia di povert\u00e0 relativa. Quest\u2019ultima, spiega l\u2019Istat, per una famiglia di due componenti \u00e8 pari alla spesa media per persona nel Paese (ovvero alla spesa nazionale pro-capite, pari a circa 1.201 euro, e si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti); per le famiglie con un numero di componenti diverso da due, la soglia viene calcolata applicando la scala di equivalenza Carbonaro i cui coefficienti permettono di tener conto dell\u2019effetto delle economie di scala. Ad esempio, la soglia di povert\u00e0 per una famiglia di quattro persone \u00e8 pari a 1,63 volte quella per due componenti (1.985 euro), la soglia per una famiglia composta da una sola persona \u00e8 0,6 volte quella per due componenti (731 euro), mentre la soglia per una famiglia di sei persone \u00e8 di 2,16 volte (2.631 euro).<strong>&nbsp;<\/strong>La percentuale di individui in povert\u00e0 relativa nel 2024 \u00e8 stata, secondo l\u2019Istat, pari al <strong>14,9%<\/strong> dei residenti, in aumento rispetto al 12,8% del 2014.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>7. <strong><em>Le statistiche che invece dicono che la povert\u00e0 diminuisce e che i valori di reddito pro-capite   aumentano&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Persone a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale-Europa 2030 (AROPE).&nbsp;<\/strong>\u00c8 l\u2019indicatore raccomandato dall\u2019Unione europea per misurare il fenomeno della povert\u00e0 ed esclusione sociale nei Paesi membri. \u00c8 composto dall\u2019intersezione di tre sottoindici:&nbsp;<em><u>a) la percentuale di persone a rischio di povert\u00e0 monetaria<\/u><\/em>, cio\u00e8 che vivono in famiglie con un reddito netto equivalente inferiore a una soglia di rischio di povert\u00e0, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito netto equivalente. Il reddito netto considerato per questo indicatore rispetta la definizione europea e non include componenti figurative e in natura, quali l\u2019affitto figurativo, i buoni-pasto, gli altri fringe benefits non-monetari (ad eccezione dell\u2019auto aziendale) e gli autoconsumi. L&#8217;anno di riferimento del reddito \u00e8 l\u2019anno solare precedente quello di indagine;&nbsp;<em><u>b) la percentuale di persone che vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale<\/u><\/em>. Sono le persone che registrano almeno sette segnali di deprivazione materiale e sociale su una lista di tredici (sette relativi alla famiglia e sei relativi all\u2019individuo) indicati di seguito. Segnali familiari: 1) non poter sostenere spese impreviste (l\u2019importo di riferimento per le spese impreviste \u00e8 pari a circa 1\/12 del valore della soglia di povert\u00e0 annuale calcolata con riferimento a due anni precedenti l\u2019indagine); 2) non potersi permettere una settimana di vacanza all\u2019anno lontano da casa; 3) essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito; 4) non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cio\u00e8 con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano; 5) non poter riscaldare adeguatamente l\u2019abitazione; 6) non potersi permettere un\u2019automobile; 7) non poter sostituire mobili danneggiati o fuori uso con altri in buono stato. Segnali individuali: 8) non potersi permettere una connessione internet utilizzabile a casa; 9) non poter sostituire gli abiti consumati con capi di abbigliamento nuovi; 10) non potersi permettere due paia di scarpe in buone condizioni per tutti i giorni; 11) non potersi permettere di spendere quasi tutte le settimane una piccola somma di denaro per le proprie esigenze personali; 12) non potersi permettere di svolgere regolarmente attivit\u00e0 di svago fuori casa a pagamento; 13) non potersi permettere di incontrare familiari e\/o amici per bere o mangiare insieme almeno una volta al mese;&nbsp;<em><u>c) la percentuale di persone che vivono in famiglie a bassa intensit\u00e0 di lavoro<\/u><\/em>. \u00c8 la percentuale di persone che vivono in famiglie per le quali il rapporto fra il numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante l\u2019anno di riferimento dei redditi (quello precedente all\u2019anno di rilevazione) e il numero totale di mesi teoricamente disponibili per attivit\u00e0 lavorative \u00e8 inferiore a 0,20. Gli indici AROPE sono calcolati dagli istituti di statistica nazionali sulla base dei criteri europei e trasmessi all\u2019Eurostat. Dal 2015 (quando cominciano le attuali serie storiche) al 2025 la percentuale di popolazione a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale \u00e8 scesa in Italia dal <strong>28,4%<\/strong> al 22,6%, il valore pi\u00f9 basso finora rilevato. Con una chiara convergenza verso i livelli tipici di Germania e Francia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:29px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>La povert\u00e0 soggettiva.&nbsp;<\/strong>\u00c8 un indicatore diffuso dall\u2019Eurostat. La percentuale di persone che si sentono povere \u00e8 fortemente calata in Italia dal <strong>40,1%<\/strong> del 2014 al <strong>18,7%<\/strong> nel 2024.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:28px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Il PIL per abitante a prezzi costanti.&nbsp;<\/strong>Dal 2014 al 2024, secondo la Commissione Europea, l\u2019Italia ha fatto registrare la pi\u00f9 forte crescita del PIL per abitante in termini reali (<strong>+13,8%<\/strong>, equivalente a un <strong>+1,3%<\/strong> medio annuo) tra i Paesi G7, dietro soltanto agli Stati Uniti (<strong>+19,5%<\/strong>), davanti a Francia (<strong>+8,2%<\/strong>), Giappone (<strong>+7,6%<\/strong>), Regno Unito (<strong>+7,3%<\/strong>), Germania (<strong>+5,4%<\/strong>) e Canada (<strong>+1,7%<\/strong>). Soltanto Italia e Stati Uniti hanno registrato nel decennio una crescita media annua superiore al <strong>+1%<\/strong>. \u00c8 evidente che con l\u2019aumento del PIL per abitante si \u00e8 registrato contemporaneamente anche il calo della percentuale di persone a rischio di povert\u00e0 ed esclusione sociale citato in precedenza.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Il potere d\u2019acquisto delle famiglie consumatrici.&nbsp;<\/strong>Poich\u00e9 i dati sul potere d\u2019acquisto vengono costantemente strumentalizzati nella lotta politica, con accuse regolari al governo di turno di stare impoverendo gli italiani, pu\u00f2 essere utile in nome di una corretta informazione economica, fare un po\u2019 di storia del potere d\u2019acquisto in Italia. Pochi sanno o si ricordano che il reddito lordo disponibile delle famiglie italiane ha dovuto sopportare tra il 2007 e il 2013 uno dei pi\u00f9 grandi crolli mai verificatisi nella storia moderna, dell\u2019ordine di 140 miliardi di euro in termini reali: quasi come una guerra. Colpa di due grandi crisi finanziarie consecutive importate dall\u2019estero (mutui subprime USA e debito della Grecia) e della successiva austerit\u00e0. Ma dal 2014 in poi il potere d\u2019acquisto degli italiani ha gradatamente e costantemente recuperato terreno, con tutti i governi e con esecutivi di tutti i colori. Perch\u00e9, allora, sparare a zero tutti i giorni sul potere d\u2019acquisto come se non ci fosse un domani, alimentando una dannosa disinformazione? Infatti, il nostro potere d\u2019acquisto \u00e8 aumentato dal 2014 al 2016 di 30,4 miliardi con il governo Renzi. \u00c8 cresciuto di altri 9,4 miliardi nel 2017 con il governo Gentiloni. Si \u00e8 sostanzialmente mantenuto costante nel 2018-2019 con il primo governo Conte, nonostante l\u2019aggravarsi della congiuntura economica europea. Poi, lasciando perdere il 2020, con la tragedia del Covid, il potere d\u2019acquisto \u00e8 cresciuto dai livelli del 2019 al 2022 di 6,9 miliardi con il governo Draghi, nonostante tutte le difficolt\u00e0 per uscire dalla pandemia. Infine, esso \u00e8 cresciuto di ulteriori 28,7 miliardi dal 2023 al 2025 con il governo Meloni, nonostante il peso dell\u2019inflazione generata dalla guerra russo-ucraina.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4409\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GRAFICO-FORTIS-03-1-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/4362"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}