{"id":4092,"date":"2026-02-02T16:04:22","date_gmt":"2026-02-02T16:04:22","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=4092"},"modified":"2026-04-21T09:41:00","modified_gmt":"2026-04-21T09:41:00","slug":"la-rivoluzione-dellintelligenza-artificiale-dalle-macchine-ai-pensieri","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/magazine\/la-rivoluzione-dellintelligenza-artificiale-dalle-macchine-ai-pensieri\/","title":{"rendered":"La rivoluzione dell\u2019intelligenza artificiale: dalle macchine ai pensieri."},"content":{"rendered":"\n<p>Pubblicato su: <strong>Sistemi&amp;Impresa<\/strong>, numero Ottobre\/Novembre\/Dicembre, tema: dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione cognitiva<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La rivoluzione dell\u2019Intelligenza Artificiale (AI), in particolare quella generativa, pu\u00f2 essere inquadrata come una \u201c<strong>quinta rivoluzione industriale<\/strong>\u201d o una \u201crivoluzione cognitiva digitale\u201d, e i suoi effetti stanno seguendo alcuni schemi simili alle precedenti rivoluzioni industriali, con per\u00f2 dinamiche nuove. Mentre la prima rivoluzione (dal 1750 al 1850 circa) segn\u00f2 il passaggio dalla agricoltura all\u2019industria (con l\u2019invenzione del motore a vapore e della tessitura meccanica), mettendo in crisi il reddito di proprietari terrieri e artigiani, la seconda (dal 1870 al 1914 circa) vide l\u2019avvento dell\u2019elettricit\u00e0, dell\u2019acciaio, della produzione di massa, del taylorismo e del fordismo, trasformando la manifattura e i trasporti, e il lavoro di operai e ingegneri. La terza rivoluzione, quella dell\u2019informatica, dell\u2019automazione e di internet, avvenuta dal 1970 al 2000 circa, ha cambiato radicalmente il settore dei servizi, degli uffici, della finanza, creando scossoni nel mondo degli impiegati, dei tecnici e dei bancari.\u00a0\u00a0La quarta, partita dal 2000 e ancora in corso, ha visto ulteriori trasformazioni nel digitale, nel cloud, nei big data, e ha coinvolto tutti i settori. Ma \u00e8 la quinta rivoluzione che ci interessa adesso, quella della AI. Per la prima volta, essa sta impattando massicciamente in settori cognitivi, creativi, decisionali, e in attivit\u00e0 come quelle di medici, avvocati, pubblicitari, manager, professioni queste altamente cognitive e ben retribuite. Naturalmente il passaggio tra le successive rivoluzioni industriali \u00e8 stato, ed \u00e8 tuttora, graduale, con ampie aree di sovrapposizione: gi\u00e0 da molti anni, per competenze professionali specialistiche come, ad esempio, il calcolo strutturale in ingegneria o la diagnostica per immagini in radiologia, vi sono software in grado di simulare le competenze di ottimi professionisti, il cui operato si limita sempre pi\u00f9 all\u2019introduzione degli input ed alla validazione degli output.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Aumento di produttivit\u00e0<\/strong> <strong>a minor costo\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sempre, comunque, l\u2019effetto delle rivoluzioni industriali \u00e8 stato quello di aumentare enormemente la produttivit\u00e0 del lavoro, inizialmente soprattutto nei settori primario e secondario. Ci\u00f2 ha creato in prima battuta grossi problemi occupazionali. Com\u2019\u00e8 noto, la crescente sostituzione di operai con macchine port\u00f2, all\u2019inizio del XIX secolo, alle violente rivolte luddiste, cos\u00ec chiamate per il primo leggendario (in senso letterale: non esistono dati certi sulla sua esistenza) leader Ned Ludd, un operaio che avrebbe iniziato la rivolta addirittura nel 1768, distruggendo, in uno scatto di rabbia, un telaio meccanico che gli aveva tolto il lavoro. La maggior parte degli storici dell\u2019economia \u00e8 concorde nell\u2019affermare che la protesta, comprensibile (anche se difficilmente giustificabile, per la sua violenza) nel breve termine, non lo sia stata nel medio e lungo termine. Se \u00e8 vero, infatti, che l\u2019aumento di produttivit\u00e0 individuale (quantit\u00e0 di prodotto realizzato in un\u2019ora dal singolo operaio) comportava che la stessa quantit\u00e0 di produzione fosse realizzabile da un minor numero di operai, \u00e8 anche vero che \u2013 proprio grazie a tale aumento di produttivit\u00e0 \u2013 i costi di produzione si ridussero enormemente; conseguentemente la domanda di prodotto finito aument\u00f2 ancora di pi\u00f9 (il Regno Unito divenne leader mondiale nella produzione di tessuti), e per far fronte alla crescente domanda le imprese dovettero (ri)assumere moltissimi operai. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto per tutti i settori produttivi: in agricoltura, per esempio, all\u2019inizio del XIX secolo la maggior parte della forza lavoro era occupata nella produzione del cibo appena sufficiente per una popolazione mondiale di circa un miliardo, mentre oggi una modesta (nei paesi pi\u00f9 industrializzati modestissima) percentuale di lavoratori produce cibo in abbondanza (anche se, purtroppo, mal distribuito) per oltre otto miliardi di persone, mentre la maggioranza dei lavoratori si \u00e8 spostata nei settori secondario e, soprattutto, terziario.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, a livello globale il reddito pro-capite \u00e8 ora (a valori costanti) circa 10 volte quello del 1850. <strong>L\u2019italiano medio \u00e8 15 volte pi\u00f9 ricco di quanto non fosse nel 1880<\/strong>. I<strong>l Pil mondiale \u00e8 250 volte quello antecedente alla prima rivoluzione industriale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Questo aumento di produttivit\u00e0 non ha per\u00f2 seguito le stesse dinamiche per tutte le rivoluzioni industriali: infatti, se per le prime tre l\u2019impatto \u00e8 stato relativamente rapido, ma con crescite (molto approssimativamente) lineari, per la quarta e la quinta, grazie alla legge di Moore, la crescita (con legge esponenziale: la potenza di calcolo raddoppia ogni 18-24 mesi), nei primi anni, partendo da valori molto bassi, \u00e8 stata rapida, ma non \u2018esplosiva\u2019 come \u00e8 diventata invece nel periodo successivo (ricordiamo la nota favoletta dell\u2019inventore degli scacchi). Ancora nel 1987, Robert Solow (insignito nello stesso anno del Nobel per l\u2019economia) poteva ironizzare: \u201cVediamo l\u2019era dei computer dovunque, tranne che nei dati di produttivit\u00e0\u201d. I decenni successivi hanno per\u00f2 cambiato tutto: mentre le prime tre rivoluzioni industriali sono state contraddistinte da macro-discontinuit\u00e0&nbsp;<em>qualitative<\/em>, il passaggio dalla terza alla quarta, e \u2013 ancor pi\u00f9 \u2013 da questa alla quinta,&nbsp;<em>\u00e8&nbsp;<\/em>infatti caratterizzato da un macroscopico salto di scala&nbsp;<em>quantitativo<\/em>&nbsp;nelle capacit\u00e0 di memorizzazione e di calcolo. Per avere un\u2019idea di quanto ampia sia tale salto, si consideri che, mentre una comune lumaca ha circa 10mila neuroni, un essere umano ne ha circa 100 miliardi: potremmo dedurne che noi siamo \u2018solo\u2019 10 milioni di volte pi\u00f9 \u2018intelligenti\u2019 di una lumaca, mentre dai primi microprocessori agli attuali il fattore moltiplicativo \u00e8 di ben oltre i 1.000 milioni (e la crescita non sembra, al momento, volersi arrestare).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019importanza delle soft skill<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sotto questa spinta possiamo ritenere che molte delle attivit\u00e0 di tipo intellettuale fino a oggi quasi esclusivamente \u2018umane\u2019 saranno presto automatizzate, come le ricerche giurisprudenziali, la compilazione e analisi automatica di dichiarazioni dei redditi, le traduzioni automatiche avanzate; anche nel mondo degli scrittori\/registi\/pubblicitari si vede sempre pi\u00f9 uso di software AI. Si parla della \u201c<strong>ibridazione uomo-macchina<\/strong>\u201d, nel senso che i manager e gli analisti avranno un supporto decisionale da AI, gli ingegneri software controlleranno solo e assembleranno codici scritti in automatico, e i creativi potranno limitarsi a fornire input grossolani (ma il pi\u00f9 possibile geniali) ai software AI.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Laddove le rivoluzioni precedenti automatizzavano la forza fisica o il calcolo, ora si automatizza parte del pensiero, e anche il lavoro intellettuale specializzato e ben pagato \u00e8 potenzialmente sostituibile. Chi ha (aveva?) una protezione per\u00a0<em>status<\/em>\u00a0(titoli, master, esperienza) potr\u00e0 essere affiancato o superato da sistemi AI. Il valore si sposter\u00e0 quindi sulla <strong>capacit\u00e0 di usare l\u2019AI<\/strong> (prompt engineering, supervisione algoritmica), mentre <strong>rimarranno importanti le soft skill umane<\/strong>: empatia, relazione, creativit\u00e0 autentica. Gi\u00e0 oggi nelle societ\u00e0 di ingegneria c\u2019\u00e8 sempre meno domanda di progettisti, a fronte di impiego costante, o addirittura in aumento, di project manager.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In un mondo guidato dall\u2019intelligenza artificiale, non basta sapere usare gli strumenti: <strong>bisogna capire come interagire<\/strong> con essi e, soprattutto,<strong> cosa pu\u00f2 (ancora) essere realizzato solo da un essere umano<\/strong>. Le\u00a0<em>soft skills<\/em>\u00a0saranno sempre pi\u00f9 importanti per interagire con persone e macchine, per verificare output AI, evitare\u00a0<em>bias<\/em>, prendere decisioni. La capacit\u00e0 comunicativa sar\u00e0 pi\u00f9 complessa, poich\u00e9 occorrer\u00e0 interagire insieme con team umani e AI.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Naturalmente non sar\u00e0 necessario essere tutti sviluppatori di AI. Servir\u00e0 piuttosto diventare professionisti che sanno usarla, valutarla, guidarla. Il profilo pi\u00f9 resiliente e utile nei prossimi 20 anni sar\u00e0 probabilmente quello di \u201cesperto ibrido\u201d: qualcuno che unisce conoscenza profonda di un dominio (es. diritto, sanit\u00e0, comunicazione) con una capacit\u00e0 reale di usare e supervisionare l\u2019AI.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Quale sar\u00e0 l\u2019impatto occupazionale di questa (per ora) ultima rivoluzione industriale? Fino ad oggi, come visto, all\u2019aumento della\u00a0<em>produttivit\u00e0<\/em>\u00a0ha fatto da quasi puntuale contrappunto (almeno a livello globale) la crescita della\u00a0<em>produzione<\/em>, ma possiamo ritenere (o, ancor pi\u00f9, auspicare) che tale crescita continui indefinitamente? Per fortuna i settori produttivi \u201cimmateriali\u201d, almeno nei paesi industrializzati, sembrano crescere pi\u00f9 di quelli materiali, i cui effetti ambientali (in primis quelli climatici) sono sempre meno sopportabili, ma comunque \u2013 nonostante gli sforzi (evidentemente insufficienti) compiuti finora \u2013 questi continuano ad aumentare. Come rilevato da David Keeling, non solo la concentrazione di CO2 in atmosfera aumenta, ma continua a farlo con tassi crescenti: se negli anni \u201960 l\u2019incremento annuale era di 0.7 ppm, attualmente la crescita \u00e8 di oltre 2 ppm per anno. E poi, quanto sono effettivamente \u201cimmateriali\u201d le produzioni di servizi o di strumenti finanziari \u201cvirtuali\u201d, solo per fare degli esempi? Il turismo non \u00e8 fatto solo di ospitalit\u00e0 alberghiera, ma anche di viaggi aerei, e la rete Bitcoin consuma tra 90 e 164 miliardi di kWh all&#8217;anno, pari a circa lo <strong>0,5%<\/strong> del consumo elettrico mondiale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se l\u2019aumento delle\u00a0<em>produzioni<\/em>\u00a0non potr\u00e0 pi\u00f9 compensare interamente gli aumenti delle produttivit\u00e0, se dobbiamo muoverci verso realt\u00e0 produttive\u00a0<em>quantitativamente<\/em>\u00a0stazionarie, anche se\u00a0<em>qualitativamente<\/em>\u00a0sempre in evoluzione, c\u2019\u00e8 un solo modo per evitare che ci\u00f2 comporti drammatici aumenti della disoccupazione: ridurre il tempo dedicato al lavoro. Un secolo fa Keynes, nel discorso su \u201cPossibilit\u00e0 economiche per i nostri nipoti\u201d, aveva previsto, per la nostra epoca, una sostanziale riduzione degli orari di lavoro (fino a sole 15 ore settimanali), grazie agli aumenti di produttivit\u00e0, a parit\u00e0 di volumi di produzione. \u00c8 stata proprio l\u2019enorme crescita del PIL pro capite a vanificare tale previsione, ma non del tutto. Bisogna infatti ricordare che, negli ultimi 150 anni, nei paesi industrializzati, e quindi anche in Italia, si sono in effetti registrate progressive diminuzioni nel tempo di lavoro, che \u201cillimitato all\u2019inizio della Rivoluzione industriale, vede i primi argini a dodici e poi a dieci ore giornaliere entro la fine dell\u2019Ottocento, la conquista delle otto ore giornaliere dopo il 1917 (anno della Rivoluzione russa), infine l\u2019introduzione del sabato festivo e l\u2019incremento delle ferie retribuite negli anni Sessanta-Settanta. Da quel momento, nonostante gli enormi incrementi di produttivit\u00e0 generati dall\u2019innovazione tecnologica e organizzativa, anche la parabola degli orari si ferma e addirittura si inverte in tutto l\u2019Occidente: dagli Anni 80 gli orari contrattuali rimangono stabili mentre quelli di fatto aumentano, ad esempio con il ricorso allo straordinario; negli ultimi anni anche gli orari contrattuali tendono ad aumentare. Aumenta inoltre considerevolmente il numero di ore lavorate nell\u2019arco della vita, a causa del progressivo slittamento dei requisiti pensionistici\u201d (Craviolatti, 2014).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>La centralit\u00e0 dell\u2019istruzione<\/strong> <strong>nello sviluppo del pensiero critico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Attualmente, in effetti, i livelli di disoccupazione sono stabili, o addirittura in calo, anche se la nuova occupazione appare sempre pi\u00f9 concentrata in settori a elevato precariato e bassa redditivit\u00e0, non in pericolo di sostituzione (solo al momento, fino a quando \u2013 per esempio \u2013 i droni non sostituiranno i rider, e i robot le badanti). Ma anche nel boom degli investimenti in AI si registrano segnali di calo occupazione: secondo Indeed negli Usa la domanda di sviluppatori di software \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata tra il 2020 e il 2022, per poi ridursi progressivamente di circa il <strong>75%<\/strong> tra il 2022 e il 2025. Sembra che, progressivamente, gli spazi professionali esclusivamente \u2018umani\u2019 si riducano a relativamente poche posizioni di \u2018geniale\u2019 leadership della ricerca e dello sviluppo tecnologico, sempre pi\u00f9 vicini (ricerche industriali rilevano che circa l\u2019<strong>85%<\/strong> delle soluzioni tecnologiche di AI realizzate diventano prodotti industriali entro due anni), mentre la massa degli sviluppatori \u2018di routine\u2019 si riduce proprio grazie alla loro sostituzione con applicativi di AI.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Fa certo impressione la scala degli investimenti in talenti in AI, che ha reso miliardari alcuni giovanissimi brillanti informatici, allontanandoli enormemente (dal punto di vista retributivo) dai \u2018normali\u2019 ricercatori. \u00c8 stata di recente valutata positivamente in borsa la decisione di Zuckemberg di fondare la divisione Meta Superintelligence Labs, guidata da Alexandr Wang (giovanissimo ex\u2011CEO di Scale AI, da lui creata prima ancora di laurearsi) e Nat Friedman, per puntare allo sviluppo di una nuova superintelligenza. L\u2019investimento iniziale \u00e8 dell\u2019ordine delle decine di miliardi di dollari, ma il numero dei nuovi occupati sembra molto ridotto, almeno nelle posizioni di vertice: il team iniziale conta circa 50 ricercatori di \u00e9lite specializzati in multimodale (testo, voce, immagine, video). <strong>Meta ha reclutato almeno 11 top researchers da OpenAI, DeepMind e Anthropic, con offerte di\u00a0<em>signing bonus<\/em>\u00a0senza precedenti fino a 100\u202fmilioni di dollari ai talenti di punta<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 pone le istituzioni (i governi\u00a0<em>in primis<\/em>, ma anche scuole e universit\u00e0) di fronte a problemi enormi, e soprattutto a rischi macroscopici come quello di ulteriore aumento dei gi\u00e0 enormi divari sociali ed economici, di stravolgimenti occupazionali, di delega eccessiva all\u2019AI (atrofia cognitiva), di esclusione digitale (chi non ha accesso o competenze sar\u00e0 tagliato fuori), e di ambiguit\u00e0 etica e giuridica (chi \u00e8 responsabile dell\u2019operato di un\u2019auto a guida autonoma, o \u2013 in un futuro \u2013 pi\u00f9 o meno distopico, ma possibile, di un \u2018robocop\u2019 di pattuglia nelle nostre citt\u00e0?). Per prepararci a questo futuro abbiamo sempre pi\u00f9 bisogno di un sistema di istruzione e ricerca in grado di educare persone critiche, creative e adattive, tenendo il passo con le trasformazioni imposte da <strong>Usa<\/strong> e <strong>Cina<\/strong>, leader mondiali in queste trasformazioni: \u00e8 questa l\u2019enorme sfida da affrontare immediatamente.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":true},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/4092"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4092"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}