{"id":3090,"date":"2025-09-12T16:06:49","date_gmt":"2025-09-12T16:06:49","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=3090"},"modified":"2026-04-21T10:23:15","modified_gmt":"2026-04-21T10:23:15","slug":"capire-il-mismatch-con-la-demografia","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/magazine\/capire-il-mismatch-con-la-demografia\/","title":{"rendered":"Occupazione record, futuro in crisi: l\u2019allarme demografico italiano."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>La crescita degli occupati maturi penalizza i giovani e la digitalizzazione.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:70px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><strong>Articolo pubblicato sul numero 320  Marzo \/ Aprile 2025 della rivista Sviluppo&amp;Organizzazione<\/strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">Di <strong>Francesco Seghezzi<\/strong>, Presidente della Fondazione Adapt<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano ha registrato una <strong>crescita occupazionale<\/strong> che, a prima vista, appare straordinaria. A febbraio 2025, gli occupati hanno raggiunto il massimo storico di 24,3 milioni. Mese dopo mese, i dati sull\u2019occupazione alimentano un dibattito che si concentra su variazioni minime, percentuali che oscillano di pochi decimali e confronti con il mese precedente. Si tratta di un\u2019analisi importante, che permette di seguire la tendenza di un mercato del lavoro che, in Italia, sta crescendo in quantit\u00e0 come difficilmente si poteva immaginare solo qualche anno fa.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, dietro queste cifre apparentemente positive si nasconde un fenomeno macroscopico, un \u2018elefante nella stanza\u2019 che continua a essere ignorato: il <strong>cambiamento demografico<\/strong> <strong>sta ridisegnando la struttura della forza lavoro,<\/strong> generando un <strong>mismatch strutturale<\/strong> tra domanda e offerta che rischia di compromettere la sostenibilit\u00e0 economica e sociale del Paese nei prossimi decenni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Molto spesso si parla di questo mismatch come causato unicamente dai giovani, che non sono in grado di scegliere correttamente i percorsi formativi, dalle famiglie che non orientano, dalle imprese che non sanno individuare i profili corretti per ci\u00f2 di cui hanno bisogno. Ma anche giovani svogliati, poca predisposizione alla mobilit\u00e0, bassi salari e scarsa desiderabilit\u00e0 di alcuni lavori. Si tratta di motivazioni sicuramente riscontrabili in letteratura, ma in questo contributo sosterremo che all\u2019origine del mismatch, oltre a queste cause, \u00e8 possibile individuarne una pi\u00f9 strutturale: le <strong>trasformazioni demografiche <\/strong>che stanno caratterizzando l\u2019evoluzione della popolazione italiana negli ultimi decenni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Un problema demografico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se si osservano, infatti, i dati demografici, \u00e8 possibile leggere in modo diverso l\u2019annoso dibattito sulla mancanza di forza lavoro, soprattutto giovanile in Italia. Nel 2002, in Italia vivevano 8,155 milioni di giovani tra gli 0 e i 14, nel 2024 il numero \u00e8 sceso fino ad arrivare a 7,019 milioni, un calo di 1,136 milioni di unit\u00e0, pari al 13,5%. Sono dati che possono aiutare a comprendere come il fenomeno di crescente <strong>mismatch tra domanda e offerta di lavoro<\/strong> non possa essere letto ignorando il contesto demografico. Infatti, a causa del numero assoluto inferiore di persone che andranno a far parte (e gi\u00e0 fanno parte, essendo il fenomeno ormai datato) della forza-lavoro, <strong>si ridurr\u00e0 inevitabilmente la domanda di lavoro,<\/strong> rendendo pi\u00f9 complesso trovare le figure necessarie a soddisfare l\u2019offerta del tessuto produttivo. A causa del <strong>calo delle nascite negli ultimi decenni,<\/strong> la popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64 anni) diminuir\u00e0 inesorabilmente nei prossimi anni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le proiezioni elaborate da Adapt sono allarmanti: se il tasso di occupazione rimanesse costante, gi\u00e0 nel 2030 il numero di occupati in Italia calerebbe del 3,2% (meno 730 mila lavoratori), un dato pi\u00f9 critico rispetto alla media europea (meno 0,6%). Nel 2040, il calo raggiungerebbe il 13,8% (3,1 milioni di lavoratori in meno) e nel 2050 il 20,5% (meno 4,6 milioni). Questo declino colpir\u00e0 tutte le fasce d\u2019et\u00e0, ma in modo particolare la fascia 35-49 anni (meno 10,8% nel 2030, pari a quasi un milione di lavoratori in meno) e quella 50-64 anni (meno 26,5% nel 2050, oltre 2 milioni di unit\u00e0 in meno), proprio quella che oggi traina l\u2019occupazione. Anche i giovani non saranno immuni: tra i 15 e i 34 anni, i lavoratori aumenteranno dello 0,9% nel 2030, ma caleranno progressivamente, con una riduzione di 450 mila unit\u00e0 nel 2040 e oltre un milione nel 2050.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia si trova in una <strong>posizione di svantaggio rispetto alla media europea<\/strong>, con una popolazione pi\u00f9 anziana e un calo delle nascite pi\u00f9 marcato. Questo squilibrio demografico genera un mismatch strutturale: le imprese si troveranno con un\u2019<strong>offerta di lavoro insufficiente<\/strong> per soddisfare la domanda, mentre <strong>la domanda di servizi,<\/strong> come l\u2019assistenza sanitaria per una popolazione sempre pi\u00f9 anziana, <strong>aumenter\u00e0<\/strong>, senza che ci siano abbastanza giovani per coprire tali ruoli. Per esempio, il settore sanitario, gi\u00e0 oggi in crisi per la carenza di personale, vedr\u00e0 un aumento della domanda di assistenza a causa dell\u2019invecchiamento della popolazione, ma la riduzione della forza lavoro giovane render\u00e0 difficile soddisfare questo bisogno. Inoltre, il <strong>pensionamento ritardato<\/strong> della generazione dei Baby boomer causer\u00e0 un ulteriore svuotamento della forza lavoro, non compensato dalle generazioni successive, pi\u00f9 ridotte numericamente, anche se con livelli di istruzione maggiori. Questo <strong>squilibrio generazionale<\/strong> non consente pi\u00f9 di immaginare un ricambio pari al numero di persone che andranno in pensione, rendendo necessario un ripensamento delle strategie di gestione della forza lavoro.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Un mercato del lavoro che invecchia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Analizzando la composizione della crescita occupazionale, emerge un dato impressionante: nell\u2019ultimo anno (tra febbraio 2024 e febbraio 2025), <strong>il 95% dei nuovi occupati<\/strong> (542 mila su 567 mila totali) <strong>appartiene alla fascia over 50.<\/strong> Al contrario, le altre fasce d\u2019et\u00e0 mostrano dinamiche preoccupanti: i lavoratori tra i 25 e i 34 anni diminuiscono di 10mila unit\u00e0, quelli tra i 35 e i 49 anni di 17mila, mentre solo gli under 25 registrano un aumento di 52mila unit\u00e0. Questo trend non \u00e8 una contingenza, ma il risultato di una tendenza in atto da 20 anni, accelerata dalla riforma Fornero, che ha innalzato l\u2019et\u00e0 pensionabile a 67 anni, trattenendo nel mercato del lavoro centinaia di migliaia di persone. Dal 2005 a oggi, gli occupati tra i 50 e i 64 anni sono aumentati di 4,2 milioni, mentre quelli sotto i 50 sono diminuiti di oltre 3 milioni. Questo squilibrio \u00e8 evidente anche nella tipologia di contratti: dal 2015 al terzo trimestre del 2024, i lavoratori a tempo indeterminato over 50 sono aumentati di 1,88 milioni, quasi quattro volte l\u2019incremento registrato tra i 15 e i 34 anni (pi\u00f9 493mila), mentre nella fascia 35-49 anni si \u00e8 registrata una diminuzione di 629mila unit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Questa dinamica trova riscontro anche a livello europeo. Secondo un recente studio della Banca centrale europea (Bce), nell\u2019area euro la partecipazione al mercato del lavoro tra il 2021 e il 2024 \u00e8 cresciuta del 3,5%, trainata da tre categorie: i lavoratori non europei (24,7%), quelli con istruzione terziaria (7,9%) e, soprattutto, i lavoratori pi\u00f9 anziani (9,9%). In Italia, il tasso di disoccupazione degli over 50 \u00e8 significativamente pi\u00f9 basso rispetto alla media (2,8% contro il 5,7% generale nel terzo trimestre 2024), e la loro presenza ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione complessivo di 0,3 punti percentuali rispetto al 2021. Questo suggerisce che l\u2019<strong>invecchiamento della forza lavoro<\/strong>, combinato con le riforme pensionistiche, ha avuto un impatto positivo sull\u2019occupazione nel breve periodo, ma solleva interrogativi sulla sua sostenibilit\u00e0 nel lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il cambiamento demografico, con un\u2019et\u00e0 media della popolazione residente di 46,8 anni (dato Istat), e le riforme pensionistiche sono le cause principali di questa tendenza. Tuttavia, questa <strong>crescita occupazionale squilibrata<\/strong> genera un mismatch: le aziende richiedono competenze nuove, spesso legate alla digitalizzazione e all\u2019innovazione, ma i lavoratori over 50, pur esperti, potrebbero non essere adeguatamente formati per queste esigenze. Per esempio, settori come la tecnologia e la transizione verde richiedono competenze specifiche che i lavoratori pi\u00f9 anziani potrebbero non possedere, soprattutto se non hanno accesso a programmi di riqualificazione professionale. Inoltre, la loro permanenza nel mercato del lavoro non \u00e8 supportata da politiche strutturate che ne garantiscano salute, benessere e produttivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Un segnale preoccupante \u00e8 la <strong>stagnazione della produttivit\u00e0 del lavoro<\/strong>: in Italia, la crescita occupazionale non si \u00e8 accompagnata a un aumento del valore aggiunto, e nel 2023 la produttivit\u00e0 ha registrato un significativo rallentamento, con effetti negativi sui salari e sulla competitivit\u00e0 economica. Questo fenomeno \u00e8 in parte attribuibile al fatto che i lavoratori over 60, pur rimanendo nel mercato del lavoro, potrebbero essere impiegati in mansioni che non riescono a svolgere con la stessa efficienza di un tempo o che non rispondono alle esigenze di un\u2019economia moderna.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Le implicazioni per il sistema economico e sociale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mismatch tra domanda e offerta, guidato dal cambiamento demografico, ha conseguenze profonde. In primo luogo, come abbiano visto, la crescita occupazionale trainata dagli over 50 non si \u00e8 tradotta in un aumento della produttivit\u00e0. <strong>In Italia, il valore aggiunto non \u00e8 cresciuto di pari passo con l\u2019occupazione, <\/strong>portando a una produttivit\u00e0 del lavoro stagnante, con effetti negativi sui salari e sulla competitivit\u00e0 economica. Questo fenomeno \u00e8 particolarmente preoccupante in un contesto in cui l\u2019economia italiana deve affrontare sfide globali, come la transizione digitale e quella ecologica, che richiedono innovazione e flessibilit\u00e0. In secondo luogo, la diminuzione della popolazione lavorativa metter\u00e0 sotto pressione i sistemi di welfare, a partire da quello previdenziale e sanitario. Con meno lavoratori a versare contributi e una popolazione anziana che vive pi\u00f9 a lungo, la sostenibilit\u00e0 di questi sistemi \u00e8 a rischio. L\u2019aumento della durata delle prestazioni previdenziali e dei volumi di quelle sanitarie, combinato con una base contributiva in calo, potrebbe portare a un collasso dei sistemi di welfare, se non si interviene con riforme strutturali.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Affrontare questo mismatch richiede un nuovo paradigma che combini diverse strategie. In primo luogo, <strong>\u00e8 necessario investire in tecnologia e automazione<\/strong> per sostituire lavori non pi\u00f9 desiderabili e supportare i lavoratori maturi. L\u2019Intelligenza Artificiale e la digitalizzazione, spesso viste con timore, possono diventare alleate, a patto che siano orientate da politiche pubbliche che ne garantiscano un uso equo e controllato. Per esempio, l\u2019automazione potrebbe essere utilizzata per coprire mansioni ripetitive o fisicamente usuranti, permettendo ai lavoratori over 50 di concentrarsi su ruoli che valorizzino la loro esperienza, come il mentoring o la supervisione. In secondo luogo, i flussi migratori rappresentano l\u2019unica soluzione per aumentare quantitativamente la popolazione in et\u00e0 lavorativa. L\u2019immigrazione, sia regolare sia irregolare, pu\u00f2 colmare il <em>gap<\/em> demografico, ma richiede percorsi di integrazione che valorizzino le competenze dei migranti, allineandole alle esigenze del mercato. Per esempio, in settori come l\u2019agricoltura, la logistica e l\u2019assistenza sanitaria, i migranti potrebbero rispondere alla domanda di lavoro, ma servono programmi di formazione linguistica e professionale per garantire un matching efficace. In terzo luogo, occorre ridurre la distanza tra la formazione e il lavoro, rafforzando politiche e strumenti (come l\u2019apprendistato duale o gli Its Academy) che esistono e che possono aiutare a un maggior allineamento perch\u00e9 anticipano il momento di incontro tra i giovani e i contesti lavorativi. Questo pu\u00f2 contribuire alla riduzione dei Neet che, sebbene in calo, continuano a essere un numero importante in Italia.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per i lavoratori over 50, che oggi trainano l\u2019occupazione, <strong>servono politiche strutturate<\/strong>: formazione continua per aggiornarne le competenze, modelli di lavoro flessibili, misure per il benessere fisico e mentale e una riflessione sulla riduzione dell\u2019orario di lavoro per questa fascia d\u2019et\u00e0. Per esempio, le aziende potrebbero introdurre programmi di upskilling per insegnare ai lavoratori maturi l\u2019uso delle nuove tecnologie o adottare modelli di lavoro ibrido che riducano lo stress fisico e mentale. Inoltre, \u00e8 cruciale un maggiore coinvolgimento degli attori delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva, per adattare le soluzioni alle specificit\u00e0 di ogni settore. Sul lungo periodo, sar\u00e0 necessario ripensare l\u2019organizzazione del lavoro e i processi produttivi, anche considerando un ulteriore allungamento dei percorsi lavorativi, ma solo a fronte di cambiamenti che ne garantiscano la sostenibilit\u00e0. Per esempio, si potrebbe immaginare un sistema di pensionamento graduale, in cui i lavoratori over 60 riducono progressivamente l\u2019orario di lavoro, mantenendo un ruolo attivo ma meno intenso.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto da considerare \u00e8 la necessit\u00e0 di <strong>politiche che incentivino la natalit\u00e0,<\/strong> per riequilibrare la struttura demografica nel lungo termine. Sussidi, congedi parentali e supporto per l\u2019infanzia potrebbero incoraggiare le famiglie ad avere pi\u00f9 figli, ma si tratta di misure i cui effetti si vedranno solo tra decenni. Nel frattempo, \u00e8 fondamentale agire sul presente, preparando il sistema economico e sociale a gestire una forza lavoro che invecchia e si riduce.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019urgenza ineludibile<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il cambiamento demografico non \u00e8 un\u2019ipotesi, ma una certezza.<\/strong> L\u2019Italia sta andando verso un mondo in cui gli equilibri sociali ed economici non saranno pi\u00f9 quelli di oggi. Ignorare questa trasformazione significherebbe navigare a vista, con conseguenze prevedibili: un\u2019economia meno produttiva, pi\u00f9 povera e destinata allo svuotamento. L\u2019urgenza, in questa fase, \u00e8 iniziare a pensarci, sviluppando idee, progettualit\u00e0 e riforme che coinvolgano tutti gli attori sociali ed economici. Solo cos\u00ec potremo trasformare una sfida demografica in un\u2019opportunit\u00e0 per costruire un mercato del lavoro pi\u00f9 inclusivo, sostenibile e pronto per il futuro. La crescita occupazionale degli ultimi anni \u00e8 un risultato positivo, ma non pu\u00f2 essere un alibi per ignorare le trasformazioni in atto. \u00c8 tempo di agire, con visione e coraggio, per garantire che il mercato del lavoro italiano sia preparato alle sfide dei prossimi decenni. Un ruolo centrale possono averlo gli attori delle relazioni industriali, soprattutto a livello settoriale, territoriale e aziendale. Appare infatti chiaro che, nella situazione fin qui descritta, politiche di livello nazionale e uniformi possano solo in parte essere efficaci. Occorre anche e soprattutto intervenire a un livello pi\u00f9 prossimo per poter dettagliare gli interventi adattandoli ai contesti. Questo sia rispetto alla costruzione e potenziamento, attraverso la contrattazione collettiva, degli strumenti di integrazione tra formazione e lavoro, sia rispetto alla sostenibilit\u00e0 del lavoro degli over 50 e 60.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":true},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/3090"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}