{"id":2438,"date":"2025-04-28T14:14:12","date_gmt":"2025-04-28T14:14:12","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=2438"},"modified":"2026-04-23T17:03:45","modified_gmt":"2026-04-23T17:03:45","slug":"litalia-e-piu-forte-dei-dazi-e-migliore-dei-rating","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/magazine\/litalia-e-piu-forte-dei-dazi-e-migliore-dei-rating\/","title":{"rendered":"L&#8217;italia \u00e8 piu forte dei dazi e migliore dei rating"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando \u00e8 divampata la pandemia, nel 2020, nessuno avrebbe mai scommesso che l\u2019Italia sarebbe stata, tra le grandi economie dell\u2019Eurozona, quella capace di uscire pi\u00f9 velocemente dalla crisi e con la pi\u00f9 forte crescita del PIL. Invece \u00e8 accaduto. E nello stesso tempo l\u2019Italia \u00e8 stata anche, tra i grandi Paesi dell\u2019Eurozona e perfino del G-7, la nazione il cui rapporto debito\/PIL \u00e8 aumentato di meno, rimanendo quasi agli stessi livelli pre-Covid, assieme al Giappone. Segno che la ripresa italiana, pur considerando i superbonus edilizi, \u00e8 stata quella relativamente meno sostenuta da spesa governativa e sostegni pubblici, mentre i rapporti debito\/PIL di altre nazioni, come Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Canada sono aumentati tra il 2019 e il 2024 tra i 12 e i 20 punti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La crescita post-Covid dell\u2019Italia ha tratto invece linfa, oltre che dagli incentivi all\u2019edilizia, dai miglioramenti strutturali gi\u00e0 evidenziati prima della pandemia, grazie alla riforma del mercato del lavoro, a un progressivo recupero del potere d\u2019acquisto delle famiglie (dopo le profonde crisi del 2009 e del 2011-2014) e al Piano Industria 4.0 (che ha generato un forte ciclo degli investimenti delle imprese, accrescendone la competitivit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 ora motivo di pensare che l\u2019Italia non possa affrontare con altrettante capacit\u00e0 di reazione e doti di flessibilit\u00e0 anche le turbolenze del nuovo protezionismo commerciale voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo hanno riconosciuto anche diverse agenzie di rating che nelle ultime settimane hanno promosso l\u2019Italia o confermato i loro precedenti giudizi e <em>outlook<\/em>, bench\u00e9, ad avviso di chi scrive, i rating dell\u2019Italia siano ancora troppo bassi rispetto ai progressi e alla resilienza che la nostra economia ha dimostrato negli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>La crescita economica post-Covid dell\u2019Italia \u00e8 stata la pi\u00f9 forte<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Chi guardasse alla dinamica economica dei quattro maggiori Paesi dell\u2019Eurozona e del Regno Unito dal 2019 al 2024 (figura 1), constaterebbe che il PIL italiano del 2024, rispetto ai livelli del 2019, \u00e8 stato il secondo per crescita in termini reali (+5,6%) dopo quello della Spagna (+6,9%). Pi\u00f9 staccate risultano Francia e Regno Unito (entrambi i Paesi con un +3,6%), mentre la Germania, colpita da una lunga e profonda depressione, si trova quasi a crescita zero nel quinquennio 2020-2024 rispetto ai livelli pre-Covid (+0,3%).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1193\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2447\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100.jpg 1920w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100-300x186.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100-1024x636.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100-768x477.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-1-100-1536x954.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se, tuttavia, escludiamo l\u2019incremento della spesa governativa intervenuto nel periodo, incremento che in alcuni Paesi \u00e8 stato particolarmente forte, si ottiene un quadro pi\u00f9 realistico della dinamica recente delle diverse economie. La forte crescita della Spagna, senza la spinta della spesa governativa, risulta fortemente ridimensionata (+3,4%) e scivola al secondo posto, superata da quella dell\u2019Italia (+4,6%). Gli incrementi dei PIL di Francia (+1,7%) e Regno Unito (+1,2%) risultano pi\u00f9 che dimezzati. Mentre la crescita della Germania passa addirittura in territorio nettamente negativo (-2,2%).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 tutto. Infatti, dal 2019 al 2024, in cinque anni, la popolazione \u00e8 diminuita in Italia di ben 762 mila abitanti, mentre, ad esempio, \u00e8 aumentata di 1,6 milioni in Germania, di 1,7 milioni in Spagna e di 1,1 milioni in Francia. In tutti questi Paesi, Regno Unito incluso, hanno avuto forte rilevanza fenomeni migratori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 premesso, appare evidente che, diversamente dalle altre economie, l\u2019Italia non ha potuto beneficiare di una crescita del numero dei propri consumatori e del conseguente impatto sull\u2019aumento dei propri consumi, il cui peso nel PIL, come \u00e8 noto, \u00e8 vicino al 60%. Nondimeno, il PIL italiano, come abbiamo visto, \u00e8 risultato quello cresciuto di pi\u00f9 al netto dell\u2019aumento delle spese governative. Se escludiamo anche l\u2019effetto demografico, il divario tra la dinamica dell\u2019economia italiana e quella degli altri quattro maggiori Paesi europei si accentua ancor di pi\u00f9 e appare quasi imbarazzante. Infatti, il PIL pro capite italiano escluso l\u2019aumento della spesa governativa \u00e8 aumentato del 5,9%. Per contro, la crescita economica della Francia si azzera (0%), quella della Spagna diventa negativa (-0,5%) quelle di Regno Unito (-2,6%) e Germania (-4,1%) sprofondano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il periodo post-Covid, in conclusione, segna una svolta nelle economie europee. La crescita dell\u2019Italia, al netto della componente demografica e dei consumi governativi, non solo non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019ultima, rovesciando il vecchio stereotipo del \u201cfanalino di coda\u201d, ma addirittura scava un solco profondo rispetto alle altre economie, che, senza crescita della popolazione e della spesa pubblica, appaiono invece ferme o in forte regresso da un quinquennio.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Il lungo ciclo degli investimenti ha cambiato faccia all\u2019economia italiana<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In una nazione in declino demografico, i consumi privati faticano a crescere e a contribuire in modo significativo all\u2019aumento del PIL. Una possibile politica economica consiste nell\u2019aumentare le spese governative. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere fatto assumendo personale pubblico, aumentando il monte salari e quindi le possibilit\u00e0 di spesa; oppure effettuando trasferimenti in denaro o in natura alle famiglie per sostenere i redditi e stimolare i consumi privati; oppure con un mix di entrambe queste misure. Questa via per\u00f2 pu\u00f2 rivelarsi poco efficace e determinare un aumento del debito pubblico non sufficientemente compensato da una adeguata crescita del PIL. Sicch\u00e9 la conseguenza finale pu\u00f2 essere che si determini un forte aumento del rapporto debito pubblico\/PIL. \u00c8 ci\u00f2 che accaduto dopo il Covid a Paesi come la Francia, gli Stati Uniti o il Regno Unito, che hanno principalmente puntato al sostegno dei redditi per uscire dalla crisi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per superare la crisi economica della pandemia l\u2019Italia ha adottato una strategia differente. Ha puntato sugli investimenti, tramite forti incentivi all\u2019edilizia, i cosiddetti superbonus, e mantenendo in essere fino al 2023 gli incentivi agli investimenti delle imprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Pur essendo stati male calibrati e non essendo stati limitati da un tetto, generando anche sprechi e fenomeni di illegalit\u00e0, i superbonus edilizi hanno generato in Italia uno shock economico aggiuntivo a quello degli investimenti delle imprese, con anche ragguardevoli effetti occupazionali, non solo direttamente nel settore delle costruzioni ma anche indirettamente nel settore delle professioni tecniche e scientifiche (architetti, geometri, falegnami, fabbri, ecc.). In pi\u00f9 la domanda di beni per l\u2019edilizia ha stimolato numerose produzioni importanti della manifattura italiana (prodotti in metallo, materiali elettrici, rubinetteria e valvolame, cemento, ceramiche, pietre, tegole, vernici, infissi, mobili, ecc.), con ragguardevoli effetti indotti. Da ultimo, il boom edilizio e quello economico collegato al primo, uniti all\u2019incremento dell\u2019occupazione, hanno anche aumentato considerevolmente le entrate statali, rendendo meno oneroso per lo Stato l\u2019impatto degli incentivi fiscali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In sostanza, il PIL italiano si \u00e8 ripreso velocemente, dopo la caduta del 2020, ed \u00e8 cresciuto a tassi elevati nel 2021 e 2022, spinto anche dal buon andamento di altre componenti della domanda (consumi, export, investimenti in macchinari). Ci\u00f2 ha anche determinato un rapido abbassamento del rapporto debito\/PIL, che era salito fino a un massimo del 154,4% nel 2020. Tale rapporto \u00e8 subito calato al 145,8% nel 2021 e al 138,3% nel 2022. In seguito, \u00e8 ulteriormente sceso al 134,6% nel 2023. Una diminuzione di quasi 20 punti in tre anni che non sarebbe mai avvenuta senza lo shock positivo attivato dai superbonus. Questi ultimi, essendo finanziati con crediti d\u2019imposta differiti, hanno scaricato il loro impatto sui conti pubblici in via immediata sul deficit (quello del 2023 \u00e8 arrivato al 7,7% del PIL), mentre, a livello del debito, lo hanno fatto sotto forma di trasferimenti in conto capitale alle famiglie diluiti su pi\u00f9 anni, mediante il meccanismo di aggiustamento stock-flussi. Nonostante l\u2019entit\u00e0 degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni, l\u2019impatto sul debito pubblico \u00e8 stato finora piuttosto contenuto. Nel 2024 il debito PIL \u00e8 risalito al 135,3%, una crescita di appena 0,7 punti rispetto all\u2019anno precedente. Il DFP 2025 del governo italiano prevede che, principalmente a causa degli effetti differiti dei superbonus, il debito\/PIL dell\u2019Italia salir\u00e0 fino al 137,6% nel 2026 per poi ricominciare a scendere. Dunque, l\u2019eredit\u00e0 sul debito\/PIL lasciata dai superbonus, fermo restando che \u00e8 ovvio che tali superbonus si potevano fare meglio e con un minore impegno finanziario, sar\u00e0 tutto sommato gestibile (considerando anche l\u2019eredit\u00e0 degli interessi aggiuntivi sul debito che lasceranno nei prossimi anni i superbonus).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Di fatto, \u00e8 la prima volta che, nel nuovo secolo, l\u2019Italia esce da una grande crisi (quella del Covid) praticamente con lo stesso rapporto debito\/PIL con cui vi era entrata: 133,9% nel 2019; 134,6% nel 2023. Ed \u00e8 stata anche l\u2019unico Paese del G-7 a riuscirci. Purtroppo, non era successo cos\u00ec nelle due grandi crisi precedenti: il dissesto finanziario mondiale del 2008-2009 e il contagio del debito greco del 2010-2011 con la successiva austerit\u00e0 fino al 2014. In quelle due occasioni (dal 2007 al 2011 e poi dal 2011 al 2014) il debito\/PIL italiano si increment\u00f2 entrambe le volte di oltre 15 punti, in totale di 31,3 punti. Lo stesso avvenne grosso modo in Francia (+30,6 punti), mentre in Spagna il debito\/PIL crebbe dal 2007 al 2014 addirittura del doppio (+68,7 punti). Quelle due crisi importate dal mondo e dall\u2019Europa vanificarono anni di meritevoli avanzi statali primari che in precedenza avevano permesso di ridurre il debito italiano esploso con la Prima Repubblica. Questa volta invece l\u2019Italia \u00e8 invece uscita dalla grande crisi della pandemia senza un peggioramento dei conti pubblici. Se anche il debito\/PIL risalir\u00e0 temporaneamente al 137,6% nel 2026 per gli strascichi degli aggiustamenti stock-flussi legati agli incentivi edilizi, non sar\u00e0 un dramma.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In definitiva, riassumendo, l\u2019economia italiana si \u00e8 ripresa dal Covid con una iniezione cospicua di investimenti (non solo nell\u2019edilizia privata ma anche nelle tecnologie delle imprese e nelle opere pubbliche), con un boom occupazionale che ha accresciuto i redditi e le entrate statali e con la terza pi\u00f9 forte crescita del PIL tra i Paesi del G-7, distanziando notevolmente Francia, Giappone, Regno Unito e Germania. Il PIL pro capite italiano \u00e8 addirittura aumentato a ritmi record, come abbiamo gi\u00e0 visto in precedenza. Il debito\/PIL \u00e8 stato mantenuto relativamente sotto controllo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anzi, confrontando la dinamica economica che si \u00e8 verificata dal 2019 al 2024 con la variazione del rapporto debito\/PIL nello stesso periodo, si pu\u00f2 dire che l\u2019Italia sia stata l\u2019economia che ha ottenuto pi\u00f9 crescita reale con meno debito (figura 2). Infatti, considerando le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale (\u201cWorld Economic Outlook\u201d, Aprile 2025, che differiscono lievemente da quelle Eurostat e OCSE prima citate per ci\u00f2 che riguarda le assunzioni sulla popolazione dei vari Paesi), possiamo notare che la crescita del PIL per abitante dell\u2019Italia \u00e8 stata del 7,1% tra il 2020 e il 2024 rispetto al 2019, seconda soltanto a quella degli Stati Uniti (+8,7%) ma facendo molto meno debito pubblico (+1,5 punti di debito\/PIL contro i 12,6% degli USA). Anche altre economie hanno fatto molto pi\u00f9 debito dell\u2019Italia con risultati di crescita del PIL per abitante modesti (Francia), nulli (Regno Unito) o addirittura negativi (Canada). Ci\u00f2 perch\u00e9 l\u2019Italia, per uscire dalla pandemia, ha privilegiato un tipo di crescita pi\u00f9 fondata sugli investimenti e sulle loro ricadute positive, mentre le altre economie hanno in genere puntato pi\u00f9 su un aumento della spesa pubblica per sostenere le famiglie in difficolt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2167\" height=\"1228\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2451\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2.jpg 2167w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2-300x170.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2-1024x580.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2-768x435.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2-1536x870.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-3-100-2-2048x1161.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2167px) 100vw, 2167px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma il boom degli investimenti in edilizia residenziale in Italia dal 2021 al 2023 non \u00e8 stato l\u2019unico importante ciclo di investimenti che si \u00e8 verificato negli ultimi dieci anni nel nostro Paese. Infatti, esso \u00e8 stato preceduto anche da un lungo periodo espansivo degli investimenti in macchinari, impianti e mezzi di trasporto stimolato dagli incentivi fiscali del Piano Industria 4.0 varato dal governo Renzi e poi proseguito con altre denominazioni e varianti fino al 2023 (si veda la figura 3). Il Piano Industria 4.0 pu\u00f2 essere considerato forse come la pi\u00f9 importante politica industriale realizzata in Italia negli ultimi decenni. Il boom degli investimenti tecnici delle imprese che esso ha favorito ha reso l\u2019economia italiana pi\u00f9 efficiente, robotizzata e competitiva. Tale boom si \u00e8 brevemente interrotto nel 2019-2020 con la temporanea sospensione da parte del Governo Conte 1 del Piano Industria 4.0 (subito per\u00f2 reintrodotto) e durante il Covid, per poi ripartire di nuovo nel 2021-2023.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"580\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-1024x580.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2499\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-1024x580.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-300x170.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-768x435.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-1536x871.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-4-100-5-2048x1161.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Stiamo ora assistendo ad un terzo importante ciclo espansivo degli investimenti, quello nell\u2019edilizia non residenziale e nelle opere pubbliche supportato dal PNRR con le risorse nel Next Generation EU. Nel 2023-2024, infatti, tali investimenti sono cresciuti considerevolmente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Una saggia politica economica imporrebbe sin d\u2019ora di programmare nuovi sostegni pubblici per gli investimenti delle imprese (dato anche il fallimento di transizione 5.0) che possano innescare un nuovo ciclo di investimenti privati in una ideale \u201cstaffetta\u201d quando andr\u00e0 ad esaurirsi quello delle opere legate PNRR. La strada degli investimenti, infatti, \u00e8 obbligata per una nazione come l\u2019Italia in cui i consumi delle famiglie, come detto, possono crescere solo a ritmi modesti per effetto del declino demografico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019Italia non deve temere la guerra commerciale di Trump<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se gi\u00e0 la guerra commerciale che Trump ha scatenato con la Cina appare velleitaria e dannosa per le stesse imprese gioiello dell\u2019America, come la Apple, la guerra con l\u2019Europa \u00e8 un assoluto nonsense.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anni di delocalizzazioni in Asia e Messico delle attivit\u00e0 produttive delle imprese statunitensi, ispirate dal pensiero liberal (tanto di impronta repubblicana che democratica) e dalla ricerca di profitti grazie ai bassi costi della manodopera nei Paesi emergenti, hanno vieppi\u00f9 rafforzato una dozzina di giganti mondiali dell\u2019high-tech e del commercio online a stelle e strisce, potenti e ricchissimi. Ma tanti americani, nel frattempo, sono diventati pi\u00f9 poveri. Trump sta blandendo questa America dimessa e frustrata promettendole che torner\u00e0 ricca con i dazi. Ma quell\u2019America non riuscir\u00e0 pi\u00f9 a tornare quella di una volta, mentre le tariffe pi\u00f9 elevate rischiano di distruggere le cosiddette catene del valore che il grande capitalismo americano ha creato cercando in Messico e Asia lavoro a basso costo. E di danneggiare le stesse Big Tech, l\u2019unico vero successo dell\u2019America di oggi, appesantita dal pi\u00f9 grande debito pubblico del mondo e lacerata dalle diseguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa che cosa c\u2019entra in tutto questo? Nulla. Le imprese americane che hanno aperto siti produttivi in Europa non lo hanno certo fatto per cercare costi del lavoro pi\u00f9 bassi che negli Stati Uniti ma per acquisire imprese europee innovative e rafforzare partnership tecnologiche. L\u2019Unione Europea, \u00e8 vero, ha un surplus di bilancia dei pagamenti nei beni con gli Stati Uniti ma ha un deficit nei servizi. E il surplus europeo nei beni origina essenzialmente da esportazioni di prodotti che gli americani amano ma che l\u2019America non produce: auto di lusso tedesche e italiane, yacht e macchine industriali italiane, vini di pregio italiani e francesi, Parmigiano e Prosciutto di Parma. Non sar\u00e0 applicando dazi a questi prodotti europei che Trump riporter\u00e0 in America i posti di lavoro persi a causa delle delocalizzazioni produttive in Asia e Messico e della \u201ccinesizzazione\u201d delle grandi catene commerciali americane come la Walmart che, pur importando oggi anche dall\u2019India, si approvvigiona a colpi di migliaia di container all\u2019anno per il 60% dalla Cina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa deve far capire a Trump i numeri veri del disavanzo dei pagamenti degli Stati Uniti col resto del mondo e speriamo che la premier Meloni nel suo viaggio a Washington abbia cominciato a farglielo capire. \u00c8 una impresa difficile perch\u00e9 Trump appare animato da un cieco furore tariffario e sembra anche mal consigliato dalla cerchia sgangherata dei suoi ministri e consiglieri economici.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Analizziamoli, allora, i numeri veri della catastrofe commerciale degli USA sbandierata da Trump. Se consideriamo l\u2019interscambio commerciale americano dal lato dell\u2019import degli Stati Uniti, l\u2019Europa nel 2025 ha registrato, s\u00ec, un surplus nei beni con gli USA di 236 miliardi di dollari ma anche un deficit nei servizi di 76 miliardi. Sicch\u00e9 se consideriamo nel complesso il deficit per i beni e servizi degli USA con la UE, esso si abbassa a 161 miliardi, una cifra di gran lunga inferiore al passivo per i beni e servizi che l\u2019America ha con la Cina (-234 miliardi) o con il singolo Messico (-179 miliardi) o con il terzetto asiatico Vietnam-Malaysia-India (-191 miliardi) o con l\u2019altro terzetto asiatico Giappone-Corea del Sud-Taiwan (-192 miliardi).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In conclusione, la crisi americana non \u00e8 stata causata dall\u2019Europa e tantomeno dall\u2019Italia. Sbaglia Trump a considerarci dei \u201csaccheggiatori\u201d del suo Paese che, in realt\u00e0, si \u00e8 \u201csaccheggiato\u201d da solo deindustrializzandosi e \u201cwalmartizzandosi\u201d. E non sar\u00e0 comunque con i dazi che il presidente USA far\u00e0 rientrare nella stalla dell\u2019economia americana i buoi che sono scappati in Cina, Vietnam, Messico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Trump ha imboccato una strada pericolosissima per l\u2019America e l\u2019intera economia mondiale, che potrebbe entrare in recessione. E con il suo poker tariffario, fatto di bluff, smargiassate e prepotenza, rischia di mettere in crisi il dollaro stesso e il debito pubblico enorme degli Stati Uniti, che \u00e8 in parte posseduto anche dai \u201cnemici\u201d cinesi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Nonostante le continue minacce di nuove tariffe da parte dell\u2019amministrazione USA, per ora prevalgono per\u00f2 i rinvii e i ripensamenti. Forse, alla fine, tutta questa <em>escalation <\/em>si riveler\u00e0 soltanto essere stata un \u201ctanto tuon\u00f2 che piovve\u201d. Forse, dopo aver esagerato e messo in crisi la sua stessa economia, Trump sta ora solo cercando il modo di far passare un po\u2019 di tempo per fare poi una retromarcia senza perdere la faccia. Nessuno pu\u00f2 al momento prevedere come andr\u00e0 a finire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma se, dopo tutti gli <em>stop and go<\/em>, la guerra commerciale mondiale dovesse scoppiare davvero, quali saranno le conseguenze per l\u2019Italia?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La migliore risposta a questa domanda \u00e8 forse venuta dall\u2019agenzia S&amp;P, che ha recentemente alzato il rating dell\u2019Italia a BBB+. S&amp;P confida che, dopo il rinvio di 90 giorni dei dazi applicati all\u2019Europa, anche un eventuale successivo avvitamento della guerra commerciale non intaccherebbe i progressi intervenuti negli ultimi anni nella posizione creditoria netta sull\u2019estero del nostro Paese e nei bilanci delle aziende e delle famiglie italiane: \u201cun cuscinetto che mette l\u2019Italia in una posizione forte ed \u00e8 improbabile che questo trend si rovesci anche qualora l\u2019aumento delle tariffe americane sulle merci europee dovesse erodere i surplus nel periodo 2025-2028\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In aggiunta, rileva S&amp;P, l\u2019Italia \u201cpotr\u00e0 trarre beneficio dall\u2019accelerazione degli investimenti legati al Next Generation EU e dagli effetti del pacchetto di stimoli fiscali di circa il 20% del PIL della Germania\u201d, nostro principale mercato estero. La ripresa della Germania, in altri termini, potrebbe controbilanciare eventuali cali del nostro export verso l\u2019America. L\u2019Agenzia osserva peraltro che \u201cla natura globale delle tariffe USA offre all\u2019Italia un vantaggio: se i concorrenti dell\u2019Italia devono sopportare dazi analoghi il rischio di perdere quote di mercato diminuisce. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente rilevante per la meccanica che rappresenta quasi il 20% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti. In pi\u00f9, la domanda di beni costosi \u2013 quali auto di lusso o vini premium \u2013 \u00e8 tipicamente meno sensibile ai cambiamenti di prezzo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Naturalmente, una guerra commerciale mondiale genererebbe danni per tutti, a cominciare dal possibile rischio di innesco di una recessione globale. Ma solo i prossimi mesi potranno chiarire le probabilit\u00e0 che questo drammatico scenario si avveri.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>I rating dell\u2019Italia migliorano ma non riconoscono ancora a sufficienza i nostri progressi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Gli ultimi giorni difficili per i rating del debito sovrano italiano risalgono al 2022, con la caduta del governo Draghi e l\u2019incertezza collegata alle imminenti elezioni politiche. Nel luglio 2022, infatti, S&amp;P conferm\u00f2 il suo rating al livello BBB ma abbass\u00f2 l\u2019<em>outlook <\/em>dell\u2019Italia da positivo a stabile, mentre Moody\u2019s in agosto conferm\u00f2 anch\u2019essa il suo rating Baa3 ma peggior\u00f2 l\u2019<em>outlook<\/em> da stabile a negativo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Da quel momento, una volta insediatosi il governo Meloni, la cui stabilit\u00e0 \u00e8 stata riconosciuta come un elemento positivo dalle agenzie di rating, i giudizi sulle prospettive del debito pubblico italiano sono andati via via migliorando. Nel novembre 2023 Moody\u2019s ha riportato a stabile il nostro outlook. Nell\u2019ottobre 2024 DBRS ha confermato il suo rating BBB High portando l\u2019<em>outlook<\/em> da stabile a positivo. Lo stesso ha fatto Fitch, confermando il suo rating BBB ma alzando l\u2019<em>outlook<\/em> da stabile a positivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Infine, nell\u2019aprile di quest\u2019anno S&amp;P ha migliorato il suo giudizio sull\u2019Italia portandolo a BBB+. Una promozione storica: finalmente i nostri progressi sono stati riconosciuti. Si trattava di rompere un tab\u00f9 e buttare alle ortiche tanti stereotipi consolidati: l\u2019Italia \u201cspendacciona\u201d, l\u2019Italia piena di debiti, l\u2019Italia che non cresce, il \u201cfanalino\u201d di coda. Ora S&amp;P ha rotto quel tab\u00f9 e spiazzato anche i tanti \u201cgufi\u201d e autolesionisti nostrani, alcuni dei quali nei mesi scorsi sono addirittura arrivati a dire che il vecchio rating era \u201cgiusto\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>S&amp;P ha messo in particolare evidenza la forte crescita della posizione patrimoniale sull\u2019estero dell\u2019Italia intervenuta dopo il Covid, passata da un quasi equilibrio a un surplus pari a ben il 15% del PIL a fine 2024. Ci\u00f2 a causa \u201cdei consistenti risparmi privati e di un export resiliente\u201d. In effetti, la posizione netta sull\u2019estero dell\u2019Italia \u00e8 arrivata a ben 335 miliardi di euro (vedi figura 4), pari, appunto, al 15,3% del nostro PIL. L\u2019Italia, cio\u00e8, \u00e8 ormai un grande creditore netto verso l\u2019estero, come la Germania e i Paesi cosiddetti \u201cfrugali\u201d, mentre nazioni come gli Stati Uniti, la Francia o la Spagna sono grandi debitrici nette. In valore assoluto, la posizione patrimoniale sull\u2019estero dell\u2019Italia \u00e8 ormai la quarta dell\u2019Eurozona, dopo Germania, Paesi Bassi e Belgio. Secondo l\u2019Eurostat, la Francia, invece, \u00e8 debitrice netta per 594 miliardi di euro, la Spagna per 701 miliardi. Mentre secondo l\u2019US Bureau of Economic Analysis, la posizione finanziaria netta degli Stati Uniti verso il mondo \u00e8 negativa per la stratosferica cifra di 26,2 trilioni di dollari.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2339\" height=\"1339\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2463\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1.jpg 2339w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1-300x172.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1-1024x586.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1-768x440.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1-1536x879.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Tavola-disegno-5-100-1-2048x1172.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2339px) 100vw, 2339px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>S&amp;P, poi, ha sottolineato vari altri elementi di resilienza e progresso dell\u2019Italia: il debito\/PIL relativamente sotto controllo, il surplus statale primario raggiunto nel 2024 (unica nazione del G-7 ad esservi riuscita), i consistenti miglioramenti del mercato del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Pure le recenti conferme dei loro giudizi da parte di Fitch e DBRS sono un segnale che l\u2019Italia viene sempre di pi\u00f9 vista non solo dai mercati finanziari (come dimostra lo spread in calo) ma anche dalle stesse agenzie di rating come un Paese stabile, con solide basi economiche e buone prospettive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, a giudizio di chi scrive, i nostri progressi non sono ancora stati adeguatamente premiati dalle agenzie di rating e le loro valutazioni sull\u2019Italia andrebbero ragionevolmente innalzate un po\u2019 di pi\u00f9, specie se confrontate con quelle molto generose tuttora attribuite ad economie con i conti pubblici in netto peggioramento, come la Francia. Nell\u2019immediato, la speranza \u00e8 che anche Moody\u2019s possa seguire presto S&amp;P, migliorando il suo avaro rating Baa3 almeno in un Baa2.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":true},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/2438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}