{"id":2113,"date":"2025-02-17T09:00:00","date_gmt":"2025-02-17T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=2113"},"modified":"2025-03-03T09:28:10","modified_gmt":"2025-03-03T09:28:10","slug":"premiumnes-e-differenziazione-dei-prodotti-esportati-oltre-alla-forte-integrazione-delle-catene-produttive-tra-usa-e-italia-potrebbero-mitigare-gli-effetti-dei-dazi-di-trump","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/magazine\/premiumnes-e-differenziazione-dei-prodotti-esportati-oltre-alla-forte-integrazione-delle-catene-produttive-tra-usa-e-italia-potrebbero-mitigare-gli-effetti-dei-dazi-di-trump\/","title":{"rendered":"Eccellenza dei prodotti e integrazione delle filiere produttive mitigano il rischio dazi di Trump\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il tema dei <strong>dazi<\/strong> di <strong>Donald Trump<\/strong>, neoeletto presidente americano, domina le prime pagine di tutti i giornali del mondo. Prima annunciate in campagna elettorale, poi ribadite e attualmente in corso di definizione o applicazione, le misure protezionistiche che gli Stati Uniti intendono introdurre per tutelare le produzioni nazionali americane dalla concorrenza straniera inquietano i Paesi esportatori vicini, come Canada e Messico, nonch\u00e9 l\u2019Unione Europea e la Cina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel corso del suo precedente mandato Trump aveva fatto uso dell\u2019arma dei dazi, sia pure con intensit\u00e0 e modalit\u00e0 diverse e con un approccio \u201cmirato\u201d su particolari prodotti. Oggi, forte del consenso della \u201cpancia\u201d dell\u2019America, Trump intende utilizzarli pi\u00f9 massicciamente ed estensivamente, nonch\u00e9 come arma negoziale, ad esempio per convincere l\u2019Europa a comprare pi\u00f9 gas naturale liquefatto o tecnologie dagli Stati Uniti. N\u00e9 Trump sembra preoccupato pi\u00f9 di tanto del rischio che una guerra commerciale possa portare ad un aumento dei prezzi per i consumatori americani. Il presidente-tycoon sembra voler andare avanti diritto per la sua strada. Le prime misure hanno riguardato l\u2019acciaio, l\u2019alluminio, la Cina, mentre sulle teste di Messico e Canada pende, tra annunci e rinvii, la spada di Damocle dei dazi americani, che seppelliranno, di fatto, il vecchio NAFTA (North American Free Trade Agreement). L\u2019Europa \u00e8 nel mirino e sta cercando la via diplomatica per contenere l\u2019offensiva protezionistica degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma quali sono i principali Paesi fornitori degli Stati Uniti? Quali i rischi per l\u2019Italia dalla possibile introduzione dei nuovi dazi americani? Quali sono i pi\u00f9 importanti prodotti che l\u2019Italia esporta verso gli Stati Uniti?<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>I principali Paesi esportatori verso gli Stati Uniti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se guardiamo ai dati del 2023, dal lato delle importazioni degli Stati Uniti (figura 1), su un totale di importazioni statunitensi per 3.173 miliardi di dollari, possiamo osservare che i primi tre fornitori dell\u2019America sono di gran lunga Canada, Cina e Messico, con, rispettivamente, 480, 448 e 431 miliardi di dollari. Una buona parte delle importazioni USA da tali Paesi \u00e8 il frutto delle delocalizzazioni produttive operate negli anni dalle stesse multinazionali americane, come nel caso della telefonia cellulare o dell\u2019automotive, nel quadro del NAFTA. Di conseguenza, nell\u2019introduzione di nuovi eventuali dazi, Trump dovr\u00e0 trovare il modo di conciliare pragmaticamente la sua ideologia dell\u2019 \u201cAmerican First\u201d con gli interessi dei potentati economico-finanziari degli Stati Uniti, per evitare di danneggiare le stesse aziende a stelle e strisce.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"666\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti--1024x666.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2127\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti--1024x666.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti--300x195.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti--768x499.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti--1536x999.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-fornitori-degli-stati-uniti-.jpg 1921w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Messico e Canada hanno visto rimandare di qualche tempo l\u2019applicazione delle annunciate misure protezionistiche, che sono invece gi\u00e0 partite verso la Cina, la quale ha per ora risposto con contromisure abbastanza blande, nel chiaro intento di frenare pi\u00f9 che far esplodere una guerra commerciale.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa resta in attesa di ci\u00f2 che potr\u00e0 succedere. I principali Paesi dell\u2019Unione Europea fornitori degli Stati Uniti sono la Germania con 163 miliardi, l\u2019Italia con 75 miliardi e la Francia con 59 miliardi. L\u2019import complessivo degli Stati Uniti da questi tre Paesi, pari a <strong>297 miliardi<\/strong>, non raggiunge nemmeno quello del solo Canada.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il disavanzo commerciale degli Stati Uniti, esso \u00e8 stato nel 2023 pari complessivamente a 1.153 miliardi di dollari. Il deficit maggiore degli USA \u00e8 con la Cina, per 300 miliardi di dollari, seguita dal Messico per 157 miliardi e dal Vietnam per 109 miliardi. La Germania \u00e8 il quarto Paese per importanza con cui gli Stati Uniti presentano un disavanzo commerciale, per 86 miliardi (di cui poco meno di 20 miliardi costituiti da autovetture di media ed alta cilindrata, nonch\u00e9 in minor misura elettriche), seguito dal Canada, per 78 miliardi e dal Giappone, per 75 miliardi. Il deficit degli Stati Uniti con l\u2019Italia \u00e8 soltanto <strong>l\u2019undicesimo per importanza, per 46 miliardi di dollari.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"666\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti-1024x666.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2131\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti-1024x666.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti-300x195.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti-768x499.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti-1536x999.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/15-paesi-in-surplus-con-gli-stati-uniti.jpg 1921w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:0px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Da tutti questi dati, appare evidente che non sar\u00e0 certamente un ridimensionamento delle importazioni dall\u2019Unione Europea la chiave di volta per riequilibrare lo squilibrio commerciale con l\u2019estero degli Stati Uniti. Ma Trump, nel linguaggio che gli \u00e8 caratteristico, ha gi\u00e0 annunciato che anche l\u2019Europa \u201cdovr\u00e0 pagare i dazi\u201d perch\u00e9 \u201cmaltratta\u201d gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>I rischi dei nuovi dazi americani per l\u2019Italia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La questione dei dazi minacciati da Trump \u00e8 al centro del dibattito anche in Italia, con intonazioni che vanno dall\u2019allarmismo alla cautela, dal panico fino a un cauto ottimismo di chi crede che il Made in Italy alla fine superer\u00e0 comunque anche questa tempesta. Il possibile impatto dei dazi va visto da diverse angolature e pu\u00f2 essere valutato come pi\u00f9 o meno preoccupante: dipende molto dai settori e dai prodotti considerati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ovviamente, il rischio di un innalzamento delle barriere protezionistiche americane non pu\u00f2 non preoccupare un Paese forte esportatore come l\u2019Italia e che ha negli Stati Uniti il secondo mercato per valore dell\u2019export (dietro la Germania e davanti alla Francia) e il primo Paese in assoluto per surplus commerciale con l\u2019estero. Nel 2023 l\u2019Italia ha esportato negli Stati Uniti merci per 72,7 miliardi di dollari con un attivo bilaterale a nostro favore di ben 45,5 miliardi di dollari (il nostro secondo pi\u00f9 alto \u00e8 quello con il Regno Unito, per 18,7 miliardi e il terzo quello con la Francia, per 18,1 miliardi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Vi sono possibili conseguenze dei dazi di Trump di carattere globale. Lo scatenarsi di una guerra commerciale tra USA, Cina ed Europa potrebbe avere pesantissime ricadute sul commercio mondiale con aumenti dei prezzi a cascata delle materie prime, dei semilavorati, della componentistica e dei prodotti finiti. La crescita dell\u2019economia mondiale potrebbe rallentare. L\u2019Europa, in particolare, teme di essere schiacciata tra Stati Uniti e Cina. Infatti, se la Cina fosse colpita pesantemente dai dazi di Trump, un possibile rischio sarebbe che essa dirotti verso l\u2019Europa gran parte delle sue eccedenze produttive. Vanno inoltre considerate le eventuali ripercussioni negative sulle singole economie e tutti i Paesi hanno cominciato a fare i conti sui probabili costi delle misure protezionistiche che gli Stati Uniti intendono applicare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Alcune istituzioni hanno tentato di stimare il possibile impatto specifico dei nuovi dazi di Trump sull\u2019export e sull\u2019economia italiana. Prometeia, ad esempio, ha simulato due scenari. Secondo quanto riportato da <em>\u201cIl Sole 24 Ore\u201d<\/em>, il primo di tali scenari prevede un aumento di 10 punti percentuali limitato a quei prodotti che gi\u00e0 oggi sono sottoposti a dazi e nessuna tassa per quelli che sono invece esenti. Dal punto di vista settoriale, in questo scenario a essere maggiormente colpito sarebbe il sistema moda, insieme all\u2019agroalimentare uno dei pi\u00f9 esposti del made in Italy. Il secondo scenario simula invece un aumento tariffario generalizzato di 10 punti per tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti. In tal caso, sarebbe la meccanica a subire pi\u00f9 negativamente le conseguenze del nuovo protezionismo. Per il nostro export l\u2019aggravio sarebbe di 4,12 miliardi di dollari col primo scenario, che salirebbero a 7,20 miliardi col secondo. Che si andrebbero a sommare a un valore di dazi sul mercato Usa gi\u00e0 pari a quasi 2 miliardi di dollari nel 2023 (il 2.5% di quanto esportato negli Stati Uniti).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anche la Svimez ha elaborato alcune stime del possibile impatto dei dazi USA sull\u2019economia italiana, per conto dello stesso <em>\u201cSole 24 Ore\u201d<\/em>. Secondo il quotidiano, \u201cl\u2019ipotesi di nuovi dazi commerciali degli Stati Uniti nei confronti delle merci europee, rilanciata con veemenza dal presidente Donald Trump, potrebbe pesare, in uno scenario intermedio, 3,8 miliardi di euro del Pil nazionale e 5,8 miliardi di euro dell\u2019export verso gli Usa. Con una ricaduta in termini di posti di lavoro di oltre 53 mila unit\u00e0 lavorative per anno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Queste analisi rischiano per\u00f2 di essere troppo rigide nelle loro ipotesi e conclusioni e non tengono conto delle possibili variazioni comparate della competitivit\u00e0 dei Paesi fornitori degli Stati Uniti, n\u00e9 del possibile apprezzamento del dollaro (che consentirebbe di assorbire parte dell\u2019effetto dazi), n\u00e9 del fatto che alcuni beni non sono prodotti negli Stati Uniti e che gli americani dovrebbero comunque comprarli da altri Paesi. Ad esempio, una imposizione di dazi su valvole in ottone ad alto contenuto tecnologico che gli americani non producono non penalizzerebbe i produttori italiani che sono all\u2019avanguardia in questo settore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Inoltre, le esportazioni italiane presentano caratteristiche e una variet\u00e0 tali da poter risentire meno di quelle di altri Paesi dell\u2019innalzamento dei dazi americani, anche in termini di rigidit\u00e0 della domanda alle variazioni di prezzo, come nel caso delle Ferrari, dei super yacht, dei gioielli, dell\u2019abbigliamento di alta moda e delle calzature di pregio in pelle. Secondo alcuni analisti finanziari, ad esempio, Ferrari probabilmente Ferrari sarebbe in grado di trasferire facilmente al consumatore una tariffa anche del 10%, 20% o 30%, per via del target del cliente a cui si rivolge. In altri termini, anche se Trump dovesse mettere sulle auto provenienti dall&#8217;Europa dazi fino al 30%, i clienti di Ferrari continuerebbero ad acquistare il veicolo, perch\u00e9 Ferrari \u00e8 meno sensibile alle tariffe rispetto alla maggior parte dei concorrenti. Diverso sarebbe il caso di Porsche che avrebbe pi\u00f9 difficolt\u00e0 a trasferire i maggiori costi ai consumatori. Potrebbe riuscirci fino al 10% di eventuali dazi USA, ma non appena la quota si alzasse potrebbero sorgere problemi. Porsche potrebbe appoggiarsi alla casa madre Volkswagen, che ha gi\u00e0 stabilimenti negli Stati Uniti e della capacit\u00e0 inutilizzata in loco. Ma vi sarebbero comunque investimenti molto rilevanti da fare da parte della casa tedesca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Maggiori preoccupazioni per i produttori italiani vi sono in settori come l\u2019alimentare ma anche in questo caso con differenziazioni da prodotto a prodotto. E bisognerebbe altres\u00ec considerare che la grande comunit\u00e0 italiana presente in America difficilmente rinuncerebbe ad alcuni prodotti tipici del made in Italy come formaggi, prosciutti e vini pregiati anche se i prezzi, gi\u00e0 alti peraltro, dovessero ulteriormente aumentare per effetto dei dazi. Lo stesso vale per le classi americane pi\u00f9 agiate e la ristorazione di alto livello che sono consumatrici di questi prodotti. Un discorso che vale perfino per le acque minerali, dove alcuni marchi italiani sono diventati addirittura dei prodotti simbolo per gli statunitensi. I timori per i dazi americani hanno perfino messo in moto anche fenomeni di accaparramento preventivo da parte degli importatori e grossisti americani, specie nel settore alimentare. Inoltre, diverse aziende alimentari italiane pi\u00f9 rivolte al grande consumo gi\u00e0 sono presenti con attivit\u00e0 produttive negli Stati Uniti e i dazi potrebbero perfino avvantaggiarle.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le preoccupazioni e i toni variano anche tra le diverse associazioni di rappresentanza. Un caso emblematico \u00e8 quello dei formaggi. Assolatte ha recentemente ricordato che l\u2019Italia \u00e8 il primo esportatore mondiale di formaggi verso il mercato statunitense. Con 37.000 tonnellate, e un controvalore che supera i 440 milioni di euro, l\u2019Italia copre il 20% delle importazioni casearie americane complessive. La domanda di made in Italy negli Usa \u00e8 sostenuta soprattutto da Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Pecorino. Questi 3 formaggi, sottolinea Assolatte, rappresentano da soli l\u201980% dell\u2019export italiano del comparto negli Stati Uniti. E un nuovo record \u00e8 stato raggiunto nei primi 7 mesi del 2024: +16,7% in volume e +13% in valore. Recuperare le quote perse in occasione dei precedenti dazi introdotti durante la prima presidenza Trump \u00e8 costato molto lavoro e ingenti investimenti, quindi le preoccupazioni non mancano.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In una recente intervista al <em>\u201cResto del Carlino\u201d <\/em>il Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, ha dichiarato a proposito dei dazi minacciati dall\u2019America: \u201cDevono spaventarci, sarebbe da irresponsabili non prendersene cura\u201d. Bertinelli ha ricordato che \u201cla nostra quota export verso gli Usa \u00e8 oltre il 22%, pari a pi\u00f9 di 14.000 tonnellate. E il rischio \u00e8 che vengano presi provvedimenti di tutela che influenzino il mercato colpendo in maniera indiscriminata anche chi, come noi, copre circa il 7,5% del mercato dei formaggi a pasta dura negli States. Il Parmigiano Reggiano viene venduto a 20 dollari a libbra, a differenza dei 10 dollari a libbra dei <em>parmesan<\/em>. Negli Usa chi compra il nostro formaggio fa una scelta consapevole perch\u00e9 ha un 93% di mercato di alternative che costano la met\u00e0. Imporre dazi al nostro prodotto aumenterebbe in realt\u00e0 solo il prezzo per i consumatori, senza proteggere i produttori locali. Inoltre, aumenterebbe pure l\u2019inflazione negli Stati Uniti, quando il governo Trump ha dichiarato di volerla ridurre\u201d. E Bertinelli ha aggiunto: \u201cL\u2019Europa unita deve negoziare. Siamo ottimisti perch\u00e9 crediamo che questa politica di Trump non abbia le gambe per andare avanti e si dovr\u00e0 trovare una contropartita per alleggerire i dazi. L\u2019Italia pu\u00f2 essere il ponte tra Unione Europea e Usa\u201d. In che modo? Spiega Bertinelli: \u201cI farmers americani in difficolt\u00e0 vengono pagati 28 centesimi al litro, noi abbiamo il latte pi\u00f9 valorizzato e pagato del mondo. Ci sono produzioni speciali di formaggi a pasta cruda in Wisconsin, Massachussetts e Vermont. Faremo in modo che vengano riconosciuti e tutelati in Europa e, perch\u00e9 no, promossi con un\u2019etichettatura chiara e trasparente. Vogliamo lavorare con le istituzioni, le associazioni e le imprese statunitensi per supportarli. A patto, per\u00f2, che ci sia una reciprocit\u00e0 di imposizione e riconoscimento per il Parmigiano Reggiano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In una precedente intervista a <em>\u201cItalia Oggi\u201d<\/em> il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Riccardo Deserti, a proposito dei nuovi dazi aveva altres\u00ec ricordato che \u201cdurante il primo mandato di Trump venimmo colpiti per una questione, quella di Boeing \u2013 Airbus, che non ci riguardava. Oggi non li temiamo; siamo attrezzati, anche se sarebbe meglio non ricorrere a misure protezionistiche che finirebbero per danneggiare solo i consumatori americani\u201d. E riguardo al mercato USA aveva comunque affermato: \u201cConfidiamo di crescere al ritmo del 5% l\u2019anno nel prossimo triennio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anche nel settore della metalmeccanica non mancano timori, dato che i margini delle imprese in diversi comparti, come ad esempio nelle macchine movimento terra o nei metalli e materiali compositi, gi\u00e0 si sono molto ridotti nell\u2019ultimo periodo e le misure protezionistiche potrebbero perci\u00f2 avere un impatto pesante. In altri comparti, invece, i dazi sono meno temuti, come ad esempio nelle macchine per imballaggio, dove la tecnologia italiana \u00e8 cos\u00ec avanti rispetto a quella delle imprese americane da costituire un fattore competitivo determinante e poco influenzato dal prezzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>I principali prodotti italiani esportati negli Stati Uniti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Premesso che mentre scriviamo lo scenario del possibile impatto dei dazi di Trump sull\u2019economia e sul commercio estero italiano \u00e8 ancora tutto da decifrare. Premesso pure che molti settori del made in Italy sperano che, anche qualora gli Stati Uniti introducano misure protezionistiche a largo raggio contro l\u2019Europa, i buoni rapporti attualmente esistenti tra l\u2019amministrazione Trump e il Governo italiano possano comunque portare ad un trattamento di riguardo verso il nostro Paese, presentiamo in quest\u2019ultima parte del nostro articolo uno spaccato dettagliato dei principali prodotti che gli Stati Uniti importano dall\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1489\" height=\"2560\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2171\" style=\"width:1186px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-scaled.jpg 1489w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-175x300.jpg 175w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-596x1024.jpg 596w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-768x1320.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-894x1536.jpg 894w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/tabella-prodotti-1-1191x2048.jpg 1191w\" sizes=\"(max-width: 1489px) 100vw, 1489px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La tabella allegata permette di apprezzare alcune caratteristiche tipiche del nostro commercio verso gli USA. La prima caratteristica \u00e8 l\u2019elevata differenziazione dei nostri prodotti diretti negli Stati Uniti, che spaziano dalla farmaceutica all\u2019auto, dalla cantieristica all\u2019alimentare, dalla moda alla meccanica. Il che potrebbe attutire l\u2019impatto di una eventuale imposizione di dazi mirati americani su specifici prodotti. La seconda caratteristica \u00e8 la presenza nell\u2019export del made in Italy verso gli Stati Uniti di un notevole numero di beni a domanda rigida, di lusso o esclusivi, che potrebbero risentire meno di rialzi dei prezzi dovuti ad eventuali dazi, dalle autovetture sportive di lusso, ai superyacht, all\u2019alta moda, ad alimentari e vini di alta gamma. La terza caratteristica \u00e8 che l\u2019import degli Stati Uniti dall\u2019Italia \u00e8 spesso costituito da prodotti, come nel caso della farmaceutica o dell\u2019elettronica e Ict, provenienti da multinazionali americane che hanno investito in siti produttivi nel nostro Paese alla ricerca non di vantaggi competitivi opportunistici sul costo del lavoro come \u00e8 il caso di molti investimenti statunitensi in Asia o America Latina oppure motivati dalla ricerca di vantaggi fiscali come in Irlanda, bens\u00ec per ragioni di efficienza produttiva e innovazione tecnologica. <\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Verso questo tipo di beni \u00e8 abbastanza logico pensare che l\u2019amministrazione Trump non si accanir\u00e0 perch\u00e9 rischierebbe di \u201cpunire\u201d importanti aziende americane che hanno scelto l\u2019Italia come partner strategico per rafforzare la propria leadership internazionale. Come messo in evidenza da un recente studio del Centro Studi Confindustria (<em>La nuova politica commerciale degli Stati Uniti: scenari e canali di trasmissione. I settori e i prodotti europei e italiani pi\u00f9 a rischio<\/em>, febbraio 2025), \u201cle multinazionali americane sul territorio italiano sono le prime per numero di occupati (pi\u00f9 di 350mila nel 2022), contribuendo per pi\u00f9 di un quinto al valore aggiunto nazionale e alla spesa in ricerca e sviluppo. La presenza delle multinazionali USA \u00e8 particolarmente importante nella manifattura italiana, dove sono concentrati pi\u00f9 di 110mila addetti. Nel comparto elettronico e ICT, il 90% delle multinazionali extra-UE \u00e8 di propriet\u00e0 USA\u201d. E, aggiunge lo studio del CSC Confindustria, nel caso dei prodotti chimici e farmaceutici, \u201cla presenza di legami produttivi attraverso imprese controllate negli USA da quelle europee e in Europa da quelle americane potrebbe essere un buon deterrente alla politica commerciale restrittiva da parte dell\u2019Amministrazione Trump. Infatti, pi\u00f9 del 70% dello stock di capitali investiti dalle imprese UE nei paesi extra-Ue \u00e8 diretto alle imprese farmaceutiche americane; la quota \u00e8 la stessa per le multinazionali farmaceutiche tedesche mentre quelle italiane arrivano a sfiorare il 90%. Gli Stati Uniti sono una destinazione rilevante degli investimenti delle multinazionali italiane anche nei settori degli altri prodotti manifatturieri (pi\u00f9 del 50% di quelli extra-UE), degli alimentari e delle bevande, delle apparecchiature elettroniche e ICT (pi\u00f9 di un terzo) e, infine, dei prodotti chimici e dei metalli di base (circa un quarto).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Saranno sufficienti questi elementi per \u201cschermare\u201d il made in Italy dai dazi minacciati da Trump? Lo sapremo solo nei prossimi mesi. Ma, ad avviso di chi scrive, una razionale speranza, \u00e8 meglio dei catastrofismi imperanti sui media italiani in queste settimane.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/2113"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}