{"id":3862,"date":"2025-12-29T16:28:03","date_gmt":"2025-12-29T16:28:03","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=3862"},"modified":"2026-04-21T09:44:11","modified_gmt":"2026-04-21T09:44:11","slug":"perche-la-produttivita-italiana-e-piu-solida-di-quanto-si-creda","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/magazine\/perche-la-produttivita-italiana-e-piu-solida-di-quanto-si-creda\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la produttivit\u00e0 italiana \u00e8 pi\u00f9 solida di quanto si creda"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il nostro Paese \u00e8 tra i primi al mondo per PIL e valore aggiunto industriale per occupato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 ormai un\u2019abitudine piuttosto diffusa spiegare periodi o problemi di debole crescita economica di una economia o di una impresa ricorrendo immancabilmente, se non addirittura esclusivamente, al \u201cbarometro\u201d della produttivit\u00e0, ritenuto pressoch\u00e9 infallibile. Un Paese cresce poco? La risposta arriva quasi di&nbsp;<em>default<\/em>: \u00e8 a causa di una bassa produttivit\u00e0. Idem per una azienda. Con ci\u00f2 semplificando parecchio la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le misure della produttivit\u00e0, come \u00e8 noto, sono diverse: in primo luogo, <strong>la produttivit\u00e0 del lavoro<\/strong> (per occupato o per ora lavorata), <strong>poi quella del capitale<\/strong> e infine la cosiddetta <strong>produttivit\u00e0 totale dei fattori (PTF)<\/strong>, che misura la quota di produzione che non pu\u00f2 essere spiegata altrimenti, cio\u00e8 mediante la combinazione dei primi due fattori \u201cclassici\u201d (lavoro e capitale). La PTF aspira a misurare i miglioramenti di efficienza dovuti al progresso tecnico e all\u2019innovazione organizzativa dei sistemi economici. Proprio perch\u00e9 dovrebbe \u201ccatturare\u201d l\u2019impatto di fenomeni non noti e solo presunti, la PTF andrebbe impiegata con prudenza ma ci\u00f2 di solito non avviene e spesso le si attribuisce un significato eccessivo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Indubbiamente, tutti gli indicatori di produttivit\u00e0 citati possono essere utili ma sono spesso anche ingannevoli o fuorvianti, se maneggiati male. Vanno utilizzati con estrema cautela e, preferibilmente, soltanto per effettuare confronti su periodi lunghi. Spesso, inoltre, viene fatta confusione tra il livello della produttivit\u00e0 e la sua dinamica. Si tratta di due indicatori diversi, che forniscono informazioni diverse. Pu\u00f2 capitare che il livello di produttivit\u00e0 sia elevato, indicando efficienza, ma che la dinamica della produttivit\u00e0 sia stazionaria, cio\u00e8 che non cresce pi\u00f9 significativamente da tempo. Oppure pu\u00f2 capitare il contrario, cio\u00e8 che la produttivit\u00e0 cresca ma che l\u2019impresa o il sistema economico esaminato siano ancora molto lontani da livelli di produttivit\u00e0 considerabili soddisfacenti. Entrambe le situazioni vanno adeguatamente calate nel contesto per evitare di giungere a conclusioni fallaci.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In Italia, come vedremo in questo articolo, si associa spesso la debole crescita della nostra economia e della produzione industriale del primo quindicennio di questo secolo ad una <strong>ipotesi di bassa produttivit\u00e0 generale.<\/strong> Ci\u00f2 ha solidificato nel tempo il luogo comune secondo cui in Italia la produttivit\u00e0 sia modesta. Di produttivit\u00e0, inoltre, si parla quasi sempre in termini aggregati e quasi sempre con una intonazione negativa, ignorando molti numeri di eccellenti esempi settoriali italiani con una elevata produttivit\u00e0, come nel caso della produttivit\u00e0 del lavoro delle nostre imprese manifatturiere medie e medio-grandi, di gran lunga le pi\u00f9 \u201cproduttive\u201d d\u2019Europa, in grado di sopravanzare le corrispondenti imprese tedesche. Quasi nessuno lo sa, infine, ma <strong>l\u2019Italia ha anche il terzo pi\u00f9 alto PIL per occupato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto del G-20, dopo Stati Uniti e Arabia Saudita.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Come gli indici di produttivit\u00e0 possono fornire indicazioni fuorvianti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Nei dibattiti sull\u2019andamento delle economie o delle imprese la produttivit\u00e0 ha quasi sempre l\u2019ultima parola e se la produttivit\u00e0 \u00e8 bassa o cresce poco la sentenza \u00e8 inevitabilmente di condanna e inappellabile. <strong>Ma non sempre un calo della produttivit\u00e0 va necessariamente giudicato come un fenomeno negativo.<\/strong> Per fare un esempio banale, se un imprenditore mantiene intenzionalmente in essere i posti di lavoro durante un periodo di temporaneo calo dell\u2019attivit\u00e0, anche relativamente lungo (ad esempio, un anno o un anno e mezzo), non volendo rinunciare alla propria manodopera qualificata o non facilmente sostituibile, la produttivit\u00e0 cala, s\u00ec, ma ci\u00f2 \u00e8 un fatto meritorio e non necessariamente un indice di scarsa efficienza aziendale. Pu\u00f2 essere, anzi, persino un sintomo di particolare resilienza finanziaria, qualora l\u2019azienda possa permettersi di fare una simile scelta non solo per il buon cuore dell\u2019imprenditore verso i suoi impiegati e operai ma soprattutto grazie alla sua solidit\u00e0 patrimoniale e alla sua forza sul mercato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Negli Stati Uniti e in altri Paesi avanzati, di frequente, al minimo segnale di andamento negativo dell\u2019economia i dipendenti vengono rapidamente licenziati e accompagnati fuori dall\u2019azienda con gli scatoloni in mano, stile Lehman Brothers. Un taglio degli occupati viene spesso perfino premiato in borsa, in quanto riduce i costi e, almeno nel breve termine, pu\u00f2 migliorare profitti e dividendi per gli azionisti. In Italia, \u00e8 difficile che tutto ci\u00f2 accada nei nostri distretti industriali e nelle imprese famigliari del Made in Italy. Inoltre, strumenti come la Cassa integrazione permettono di superare temporanei momenti difficili o di gestire su tempi lunghi e meno traumatici situazioni di crisi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Va poi premesso che misurare la produttivit\u00e0 su periodi brevi, cio\u00e8, ad esempio, da un anno con l\u2019altro, \u00e8 fuorviante, essendo la produttivit\u00e0 essenzialmente un indicatore di lungo periodo. Titoli giornalistici sensazionalistici del tipo \u201cNel 2025 \u00e8 crollata la produttivit\u00e0\u201d non hanno senso e confondono soltanto le idee, perch\u00e9 cali temporanei della produttivit\u00e0 possono verificarsi durante brevi recessioni non accompagnate da licenziamenti, proprio come nei casi sopra citati. Ma anche nelle analisi di lungo periodo <strong>occorre prudenza nel trarre giudizi sommari sulla produttivit\u00e0,<\/strong> perch\u00e9 non di rado la dinamica della produttivit\u00e0 di una economia viene calcolata prendendo in considerazione intervalli di riferimento alquanto discutibili e proponendo come verit\u00e0 assolute, sulla base di tali assunzioni, numeri del tutto irrealistici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Nell\u2019ultimo biennio la produttivit\u00e0 del lavoro dell\u2019industria italiana \u00e8 rallentata ma la sua crescita recente rimane la pi\u00f9 forte in Europa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Negli ultimi decenni non c\u2019\u00e8 stato un momento peggiore per l\u2019industria italiana di quello intercorso tra il 2009 e il 2014, con una profonda recessione e un crollo del valore aggiunto e dell\u2019occupazione. Ma le pi\u00f9 recenti tabelle dell\u2019Istat&nbsp;<em>(\u201cMisure di produttivit\u00e0. Anni 1995-2024\u201d<\/em>, 12 dicembre 2025) hanno scelto proprio quel periodo anomalo come uno degli intervalli di riferimento della storia della nostra industria per misurarne la produttivit\u00e0. In particolare, i dati Istat indicano per il periodo 2009-2014 una crescita media annua record della produttivit\u00e0 industriale per ora lavorata del 2,8%! <strong>Un numero assolutamente ingannevole.<\/strong> Infatti, va ricordato che il 2009 fu un anno di \u201cminimo\u201d del ciclo economico mondiale ed italiano, nel pieno della bufera finanziaria dei mutui subprime. Sarebbe dunque stato molto pi\u00f9 ragionevole adottare come intervallo di riferimento il periodo 2008-2014, cio\u00e8 confrontare il 2014 con il 2008, anno di \u201cmassimo\u201d precrisi. In questo caso la produttivit\u00e0 per ora lavorata dell\u2019industria italiana avrebbe fatto segnare una pi\u00f9 modesta crescita annua del +1,1%.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Comunque, perfino quest\u2019ultimo dato della produttivit\u00e0 per ora lavorata 2008-2014 \u00e8 in realt\u00e0 ben poco rappresentativo di quello che fu il vero stato di salute della nostra industria in quel periodo. Infatti, tra il 2008 e il 2014, il valore aggiunto dell\u2019industria italiana si ridusse complessivamente in termini reali del 14,7% e i suoi occupati diminuirono di ben 674 mila unit\u00e0! <strong>Fu un autentico disastro. <\/strong>Avere avuto una forte crescita della produttivit\u00e0 per ora lavorata in tale periodo forse pu\u00f2 eccitare sul piano storico i pi\u00f9 accaniti adoratori degli indici statistici di produttivit\u00e0, ma a quell\u2019epoca non fu certo una sufficiente consolazione per il Made in Italy, stremato dalla crisi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Al contrario, nel periodo di successo e di forte ripresa della nostra industria dal 2014 al 2022, in cui fu superato di slancio anche il dramma del Covid, il valore aggiunto industriale italiano \u00e8 cresciuto complessivamente del 10,2% e gli occupati, nonostante lo shock della pandemia, sono aumentati di 93 mila unit\u00e0. Ma la produttivit\u00e0 per ora lavorata ha fatto registrare in tale periodo un aumento medio annuo soltanto dello 0,7%, inferiore a quello del buio periodo 2008-2014 (+1,1%, lo ricordiamo nuovamente) o a quello del 2009-2014 scelto dall\u2019Istat (+2,8%). La produttivit\u00e0 per ora lavorata si rivela dunque, in questo caso, <strong>un dato assolutamente fuorviante <\/strong>delle condizioni reali dell\u2019economia nei due periodi analizzati. E questo caso dimostra che il teorema \u201cpi\u00f9 cresce la produttivit\u00e0, pi\u00f9 le cose vanno meglio\u201d non sempre \u00e8 vero, specie se le misure di produttivit\u00e0 non sono adeguate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se in luogo della produttivit\u00e0 per ora lavorata utilizziamo invece la produttivit\u00e0 per occupato, a nostro avviso un indicatore pi\u00f9 significativo (specie nel caso di un Paese come il nostro in cui le ore lavorate possono essere influenzate da strumenti come la Cassa integrazione), i numeri sulla produttivit\u00e0 relativi agli anni di cui sopra cambiano completamente e sono i seguenti. Nel periodo 2008-2014 il valore aggiunto per occupato dell\u2019industria italiana \u00e8 diminuito in termini reali dello 0,1% medio all\u2019anno, mentre esso \u00e8 cresciuto dello 0,8% medio annuo dal 2014 al 2022. In questo secondo periodo la nostra produttivit\u00e0 \u00e8 aumentata di pi\u00f9 di quella dell\u2019industria tedesca (+0,7% medio annuo), mentre \u00e8 diminuita in Spagna (-0,1%) e Francia (-1%). Cifre che restituiscono un quadro pi\u00f9 realistico dei recenti progressi di competitivit\u00e0 e di efficienza dell\u2019industria italiana dopo le difficolt\u00e0 del primo quindicennio del secolo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 noto, negli ultimi due anni la situazione industriale in Europa \u00e8 poi peggiorata drammaticamente. Tuttavia, anche se consideriamo l\u2019intero ultimo decennio 2014-2024 (comprensivo dei due anni negativi 2023 e 2024), la produttivit\u00e0 per occupato dell\u2019industria italiana registra una crescita media annua dello 0,4%, sempre superiore a quella della Germania (+0,1%), con cali invece in Francia (-0,1%) e Spagna (-0,6%), come appare dal grafico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3912\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-02-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>La produttivit\u00e0 del lavoro delle imprese manifatturiere italiane che realmente competono sui mercati mondiali (quelle da 20 addetti in su) \u00e8 pi\u00f9 alta che in Germania, Francia e Spagna<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Misurare il livello di produttivit\u00e0 dell\u2019industria manifatturiera italiana come un tutt\u2019uno rischia di essere estremamente fuorviante perch\u00e9 nel nostro Paese esistono, in base ai dati Eurostat del 2023, ben 284 mila imprese con 0-9 addetti ed altre 37.400 imprese con 10-19 addetti: un record assoluto in Europa. Queste microimprese, spesso composte solo da marito e moglie, con talvolta qualche altro parente o, comunque, se pi\u00f9 grandi, con pochissimi addetti, sono un fenomeno sociale (frequentemente ex operai che hanno preferito diventare piccolissimi imprenditori anzich\u00e9 prendere semplicemente un salario) e svolgono un fondamentale ruolo ancillare lavorando per le imprese pi\u00f9 grandi (di rado esportano direttamente). Tuttavia, hanno una produttivit\u00e0 del lavoro, misurata dal valore aggiunto per occupato, relativamente bassa, come \u00e8 logico attendersi, il che riduce la produttivit\u00e0 media della manifattura italiana, generando una gigantesca distorsione statistica. Pertanto, la produttivit\u00e0 del lavoro della nostra manifattura nel suo complesso risulta nel 2023 di 81.870 euro per addetto, pi\u00f9 alta di quella della Spagna (71.190 euro) ma inferiore a quella della Francia (89.240 euro) e, soprattutto, della Germania (94.840 euro). Numeri che hanno portato molti ad affermare che l\u2019industria italiana non \u00e8 competitiva!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Niente di pi\u00f9 sbagliato. D\u2019altronde, come si spiega che l\u2019Italia nei primi sette mesi del 2025 ha superato perfino il Giappone nell\u2019export diventando il quarto esportatore mondiale di merci dopo Cina, USA e Germania? Se avessimo davvero una bassa produttivit\u00e0 e una scarsa competitivit\u00e0 non ci saremmo di certo riusciti. Infatti, la verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra. Dobbiamo essere consapevoli che non sono le microimprese quelle che competono realmente sui mercati internazionali e fanno grande il Made in Italy nel mondo, bens\u00ec le imprese di maggiori dimensioni, quelle con perlomeno 20 occupati o pi\u00f9. Ed ecco, allora, che, se escludiamo le microimprese, scopriamo una sorpresa dirompente, che spazza via in un colpo solo tutte le assurdit\u00e0 che sono state dette per anni sulla bassa produttivit\u00e0 e sulla presunta debole competitivit\u00e0 delle nostre imprese manifatturiere. Infatti, secondo nuovi dati Eurostat diffusi da poco, nel 2023 l\u2019Italia surclassa la Germania &#8211; ritenuta il benchmark per eccellenza della produttivit\u00e0 &#8211; per valore aggiunto per occupato in tutte le classi di impresa da 20 addetti in su: nelle imprese piccole (non micro) da 20 a 49 addetti; nelle imprese medie da 50 a 249 addetti; nelle imprese medio-grandi da 250 a 499 addetti; e perfino nelle grandi imprese con pi\u00f9 di 500 addetti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"328\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-1024x328.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3921\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-1024x328.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-300x96.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-768x246.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-1536x492.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-03-1-2048x656.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Nella prima categoria di imprese da 20 a 49 addetti il valore aggiunto manifatturiero per occupato in Italia \u00e8 di 71.690 euro (59.250 euro in Germania). Nelle imprese medie con 50-249 addetti l\u2019Italia \u00e8 a 92.850 euro (la Germania a 73.870). Nelle imprese medio-grandi con 250-499 addetti l\u2019Italia \u00e8 a 101.560 euro (la Germania a 80.330 euro). E, fatto abbastanza clamoroso, perfino nelle grandi imprese con 500 o pi\u00f9 dipendenti il nostro Paese stacca la Germania, con 125.210 euro per occupato (le grandi imprese tedesche si fermano a 119.260 euro).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019Italia \u00e8 terza nel G-20 per PIL per occupato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le sorprese sulla produttivit\u00e0 italiana non finiscono qui. Indubbiamente, a livello aggregato, la nostra produttivit\u00e0 aggregata ha fatto fatica a crescere negli ultimi 20-25 anni, sia per la debolezza dei servizi sia per le ripetute crisi che hanno frenato il PIL. Ma l\u2019Italia ha comunque una produttivit\u00e0 aggregata elevata anche se pochi lo sanno. Infatti, secondo i dati della Banca Mondiale, il PIL per occupato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto dell\u2019Italia, espressa in dollari costanti 2021, \u00e8 il terzo tra i Paesi del G-20, superato solo da quelli di Stati Uniti e Arabia Saudita. L\u2019Italia precede la Francia e la Germania, nonch\u00e9 Paesi come il Canada, il Regno Unito, la Corea del Sud e il Giappone.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3925\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-1024x576.png 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-300x169.png 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-768x432.png 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-1536x864.png 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/ultradefsssss-01-2048x1152.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il PIL per occupato \u00e8 il Prodotto Interno Lordo diviso per l\u2019occupazione totale di una economia. Il PIL a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto (PPP) \u00e8 il PIL convertito in dollari costanti internazionali 2021 utilizzando i tassi di cambio delle PPP.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/3862"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}