{"id":2784,"date":"2025-07-04T08:02:14","date_gmt":"2025-07-04T08:02:14","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=2784"},"modified":"2026-04-21T10:51:16","modified_gmt":"2026-04-21T10:51:16","slug":"lexport-tiene-ma-lincertezza-sui-dazi-non-puo-durare","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/magazine\/lexport-tiene-ma-lincertezza-sui-dazi-non-puo-durare\/","title":{"rendered":"L\u2019export tiene ma l&#8217;incertezza sui dazi non pu\u00f2 durare"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giansanti e Ponti contro i dazi al 10%: l&#8217;UE deve difendere i propri interessi e puntare a <\/strong>&#8220;<strong>dazi zero<\/strong>&#8220;.<br><em>Articolo di Marco Fortis in esclusiva per EDI<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nel primo trimestre 2025 l\u2019Italia si conferma quarta nell\u2019export mondiale esclusi gli autoveicoli. In ripresa l\u2019export verso la Germania. Ma pesa l\u2019incognita dazi nei rapporti coi clienti e sulla definizione dei prezzi con le catene commerciali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Infuria la guerra dei dazi scatenata dal presidente USA Donald Trump, per ora pi\u00f9 con minacce e parole che coi fatti. Ma l\u2019incertezza regna sovrana tra gli operatori economici di tutto il mondo che vivono questi giorni come sospesi in un limbo, impossibilitati ad intrattenere rapporti normali con i fornitori, i clienti e le catene commerciali. I dati del commercio mondiale dei primi mesi del 2025 presentano andamenti anomali anche a causa di fenomeni di accaparramento di prodotti che hanno interessato il mercato americano proprio nel timore di futuri rialzi delle tariffe. Il Made in Italy si sta difendendo bene, tenuto conto del caos che imperversa sui mercati internazionali. Appare in ripresa l\u2019export verso la Germania, dopo due anni in calo. Ci\u00f2 potrebbe controbilanciare, almeno sul piano macroeconomico, eventuali perdite sul mercato americano. Delude il mercato cinese. Cresce invece l\u2019export verso i Paesi OPEC e del Mercosur, l\u2019Oceania e l\u2019area ASEAN. In forte aumento l\u2019export verso gli USA, anche per effetto di vendite straordinarie di farmaci.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Italia quarta nell\u2019export mondiale esclusi i veicoli<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo trimestre 2025 l\u2019Italia ha occupato il quinto posto nell\u2019export mondiale, con 169 miliardi di dollari. Infatti, escludendo i Paesi Bassi e Hong Kong (in quanto prevalentemente nazioni di transito e di re-export, con valori gonfiati), l\u2019Italia \u00e8 stata preceduta soltanto dai giganti Cina (844 miliardi di dollari), Stati Uniti (523 miliardi) e Germania (417 miliardi), mentre \u00e8 stata sopravanzata di poco dal Giappone (177 miliardi). Alle spalle del nostro Paese si sono collocate la Corea del Sud (159 miliardi), il Regno Unito (154 miliardi) e la Francia (153 miliardi).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Escludendo i veicoli, che pesano solo per l\u20198% negli scambi internazionali, nel restante 92% dell\u2019export mondiale l\u2019Italia si \u00e8 confermata saldamente al quarto posto tra i principali Paesi esportatori, con 157 miliardi di dollari, davanti a Svizzera (trainata in misura anomala da un export eccezionale di oro e prodotti farmaceutici a seguito di accaparramenti nella fase pre-dazi USA), Francia, Regno Unito e lo stesso Giappone (che, esclusa l\u2019auto, ha un export molto meno differenziato e importante di quello italiano). Un quarto posto eccezionale per l\u2019Italia, consolidato soprattutto negli anni post-pandemia, considerando che solo dieci anni fa, nel primo trimestre 2015, l\u2019Italia era settima nell\u2019export esclusi i veicoli, preceduta anche da Francia, Corea del Sud e Giappone. Dunque, in appena un decennio il nostro Paese ha guadagnato ben tre posti in questa particolare classifica.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"615\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-tabella-1-1024x615.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2814\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-tabella-1-1024x615.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-tabella-1-300x180.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-tabella-1-768x461.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-tabella-1.jpg 1328w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>In ripresa l\u2019export verso la Germania<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Nei primi quattro mesi del 2025, secondo i dati Istat, per la prima volta dopo tanto tempo l\u2019export italiano verso i Paesi UE \u00e8 cresciuto significativamente (+2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) ed \u00e8 andato meglio di quello verso i Paesi extra-UE (+2,1%). Quest\u2019ultimo, in base alle prime stime preliminari, ha poi subito una brusca battuta d\u2019arresto a maggio (-5,2% su maggio 2024), con il risultato che nei primi cinque mesi del 2025 si \u00e8 attestato a un modesto +0,5%.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per contro, l\u2019export verso i Paesi UE nei primi quattro mesi ha evidenziato una buona ripresa delle esportazioni dell\u2019Italia verso la Germania (+4,1%, circa 1 miliardo di euro in pi\u00f9 rispetto al gennaio-aprile 2024). La ripartenza della Germania si \u00e8 associata con quella del Nord Europa che ha trainato l\u2019export italiano anche verso la Cechia (+8,5%, pari a +231 milioni), la Polonia (+2,3% pari a +153 milioni), i Paesi Bassi (+3,5% pari a +222 milioni) e la stessa Francia (+1,8%, pari a +376 milioni). L\u2019aumento dell\u2019export italiano verso questi cinque Paesi UE \u00e8 stato nei primi soli quattro mesi di quest\u2019anno di ben 2 miliardi circa. Ci\u00f2 pu\u00f2 costituire di per s\u00e9 un importante baluardo contro eventuali dazi americani. Perlomeno in termini aggregati perch\u00e9 poi l\u2019impatto di possibili tariffe USA sulle singole imprese e su singoli prodotti e settori \u00e8 chiaramente diverso e c\u2019\u00e8 chi, tra i vari esportatori del Made in Italy, potrebbe soffrirne significativamente. Ad ogni buon conto, in termini macroeconomici, in base a recenti stime della Svimez, l\u2019export italiano verso gli Usa si ridurrebbe del 4,3% nel caso di dazi orizzontali al 10%, con una contrazione in valore di 2,9 miliardi di export su base annua. Ci\u00f2 significa che la ripresa delle esportazioni italiane verso i succitati 5 Paesi UE, gi\u00e0 dell\u2019ordine di 2 miliardi in appena quattro mesi, da sola basterebbe a pi\u00f9 che controbilanciare l\u2019impatto di un simile scenario negativo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Export italiano verso la Cina in caduta libera, in aumento negli USA (anche per accaparramenti di farmaci), tirano Paesi OPEC e Mercosur<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi cinque mesi del 2025, intanto, \u00e8 continuato il calo dell\u2019export italiano verso la Cina (-13,2%, pari a -868 milioni di euro), anche a causa dei cambiamenti dei modelli di consumo in corso in quel Paese, oltre che per il venir meno degli straordinari flussi di farmaci dall\u2019Italia verso Pechino degli anni del Covid. Per contro, anche grazie alla spinta di vendite eccezionali di prodotti farmaceutici, le esportazioni tricolori verso gli Stati Uniti sono aumentate considerevolmente nel periodo gennaio-maggio 2025 (+7,2%, pari a circa +2 miliardi). In forte aumento anche le esportazioni verso i Paesi OPEC (+11,3%, pari a +1 miliardo) e i Paesi del Mercosur +7,4%, pari a +222 milioni).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>La delusione dei BRIC e soprattutto della Cina<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che fine hanno fatto i <strong>BRIC<\/strong> per i nostri esportatori? Con questo acronimo, nell\u2019ormai remoto 2001, l&#8217;economista della Goldman Sachs Jim O&#8217;Neill soprannomin\u00f2 l\u2019insieme delle quattro economie <strong>Brasile, Russia, India e Cina<\/strong>, ritenute future protagoniste della globalizzazione. Il termine BRIC ebbe un enorme successo a livello mondiale, mentre in Italia offr\u00ec anche il destro al solito pensiero negativo dominante per aggiungere ulteriori valanghe di critiche verso le nostre imprese esportatrici, giudicate troppo piccole e poco innovative per cogliere le opportunit\u00e0 offerte dallo sviluppo dei BRIC stessi. La realt\u00e0 e la globalizzazione sono andate molto diversamente. <strong>Le imprese italiane hanno saputo crescere sui mercati<\/strong>, smentendo il mainstream, come dimostra il quarto posto nell\u2019export mondiale esclusi i veicoli di cui abbiamo detto pi\u00f9 sopra.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma il nostro Paese ha indirizzato il suo export non tanto nei BRIC bens\u00ec soprattutto altrove. La Cina, in particolare, non \u00e8 mai diventata quell\u2019Eldorado preconizzato dal pensiero dominante, salvo che per qualche limitata tipologia merceologica (ad esempio il lusso o le macchine tessili o per l\u2019imballaggio). Il <strong>gigante asiatico \u00e8 sempre stato<\/strong>, invece,<strong> un nostro concorrente acerrimo<\/strong>, che per di pi\u00f9 continua tuttora a fare un larghissimo uso della contraffazione dei prodotti e dei marchi del Made in Italy. La <strong>Russia<\/strong>, dopo la guerra russo-ucraina, \u00e8 praticamente <strong>uscita di scena<\/strong>. <strong>Brasile e India non sono mai veramente decollati come mercati<\/strong>. L\u2019insieme dei <strong>BRIC<\/strong>, oggi, \u00e8 tutto sommato una <strong>componente marginale del nostro export<\/strong>. Un numero su tutti: nel 2024 l\u2019export manifatturiero italiano verso i BRIC \u00e8 stato pari a<strong> 29,5 miliardi di euro<\/strong>, quello verso la sola Spagna invece di <strong>33,1 miliardi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Considerando l\u2019export manifatturiero, alla \u201cdelusione Cina\u201d si contrappongono oggi almeno sei blocchi-mercati di Paesi extra-UE verso i quali l\u2019Italia esporta di pi\u00f9 che in Cina (quattro blocchi) o all\u2019incirca come verso di essa o poco meno (due blocchi). Questi sei blocchi-mercati, che chiameremo le \u201caltre Cine\u201d, hanno rappresentato per l\u2019Italia nel 2024 ben <strong>98 miliardi di esportazioni<\/strong>, cio\u00e8 quasi tre volte e mezza il nostro export verso i BRIC. E costituiscono una bella alternativa anche agli eventuali contraccolpi negativi dei dazi USA.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se <strong>l\u2019export italiano di manufatti verso la Cina \u00e8 stato nel 2024 di 14,7 miliardi di euro<\/strong>, il primo blocco-mercato \u00e8 costituito da Turchia e India, con 22 miliardi. Anche escludendo i 5,2 miliardi di oreficeria-gioielleria diretta verso la Turchia, che costituisce una voce un po\u2019 particolare, l\u2019export italiano verso Turchia-India supererebbe comunque quello verso Pechino. Il secondo blocco-mercato \u00e8 rappresentato da Giappone-Corea del Sud-Taiwan, i tre grandi Paesi avanzati dell\u2019Estremo Oriente, con 16,6 miliardi di euro. Il terzo \u00e8 formato da Emirati Arabi Uniti-Arabia Saudita-Qatar, con 16,3 miliardi. Il quarto \u00e8 dato dai Paesi Asean pi\u00f9 l\u2019Australia, con 15,9 miliardi. <strong>Questi quattro blocchi di Paesi, dunque, sono ciascuno singolarmente preso pi\u00f9 grandi della Cina come nostro mercato di destinazione. Il blocco Centro-Sud America (escluso il Messico), con nostre esportazioni per 14,2 miliardi, \u00e8 poco meno rilevante del mercato cinese. Mentre il blocco-mercato Canada-Messico, con 12,7 miliardi di euro, non \u00e8 troppo lontano dalla Cina e potrebbe raggiungerla a breve.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Insomma, le imprese italiane si sono rivelate molto pi\u00f9 \u201cintelligenti\u201d degli esperti che le criticavano per la loro (presunta) incapacit\u00e0 di espandersi nei nuovi mercati. E, dovunque c\u2019\u00e8 stata concorrenza vera e leale, <strong>il Made in Italy ha saputo spingersi con successo alla conquista di un mondo in cui la globalizzazione forse non \u00e8 finita ma ha certamente cambiato volto in modo radicale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"492\" src=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-1024x492.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2818\" srcset=\"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-1024x492.jpg 1024w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-300x144.jpg 300w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-768x369.jpg 768w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-1536x738.jpg 1536w, https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/250708-edi-grafico-2-2048x983.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Dazi USA al 10%? I rischi possibili, i timori del settore agro-alimentare. Ma l\u2019incertezza prolungata \u00e8 anche peggio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019ipotesi di una eventuale applicazione di dazi al 10% sull\u2019export europeo verso gli USA tiene banco e in molti, incluso il governo italiano, l\u2019hanno giudicata un possibile male minore. Alcuni settori del Made in Italy, tuttavia, sono molto preoccupati, tra cui l\u2019agro-alimentare. Particolarmente critico sulla ipotesi dazi al 10% il Presidente di Confagricoltura e del COPA, <strong>Massimiliano Giansanti<\/strong>, che ha rilasciato in proposito una intervista a \u201cIl Sole-24 Ore\u201d. Per Giansanti, \u201c<strong>la UE \u00e8 forte e ha tutti gli strumenti per far valere i propri diritti. Tra USA e UE non \u00e8 l\u2019Europa che deve pagare un dazio al 10%: noi, per esempio, facciamo un grande ricorso alla tecnologia americana e non dobbiamo accettare sempre di essere noi gli unici che si ritrovano i dazi. L\u2019Unione Europea \u00e8 una grande potenza economica e politica. Io credo che la forza della UE non sia stata ancora esplorata fino in fondo<\/strong>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anche <strong>Giacomo Ponti<\/strong>, Presidente di Ponti S.p.a., di Federvini e di Italia del Gusto in una intervista a \u201cLa Stampa\u201d si \u00e8 espresso al riguardo. Per Ponti, \u201c<strong>anche se le tariffe fossero ridotte al 10%, l&#8217;effetto resterebbe significativo penalizzando le imprese italiane, i consumatori americani e l\u2019economia stessa di chi quei dazi li impone. Per questo il mio auspicio \u00e8 che i negoziati in corso si concentrino sull\u2019obiettivo \u201cdazi zero\u201d<\/strong>. Ed ha aggiunto: <strong>\u201cSostituire il mercato americano? Non \u00e8 realistico pensare di farlo in tempi brevi. Cina, India, Giappone e Medio Oriente offrono grandi opportunit\u00e0, ma servono tempo, fiducia e investimenti dedicati\u201d<\/strong>. Inoltre, per Ponti \u201c<strong>bisogna fare attenzione all\u2019<em> Italian sounding<\/em>: se i prezzi dei prodotti originali crescessero troppo, si rischierebbe di incentivare le imitazioni, minando la domanda e la competitivit\u00e0 della vera produzione nazionale. Alle imprese italiane occorrono oggi stabilit\u00e0 e una visione chiara, non ulteriori incertezze<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 soprattutto l\u2019incertezza prolungata ci\u00f2 che in questo momento penalizza di pi\u00f9 gli operatori. Questo clima di attesa esasperata, con la spada di Damocle dei dazi che pesa sulle teste di chi deve esportare, fissare i prezzi per le campagne di vendita, relazionarsi con le catene distributive, \u00e8 estremamente venefico. Con una battuta si potrebbe dire che l\u2019incertezza stessa \u00e8 peggio dei dazi. Specie se non finisce mai.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/2784"}],"collection":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/cn\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}