Siamo pronti ad essere più intelligenti delle nostre macchine?

Oggi scrivere di intelligenza è temerario, suona come un ossimoro nella locuzione “intelligenza umana”. Razionalità limitata, avremmo detto qualche tempo fa, sommersi dai vincoli personali e dai limiti collettivi. E che sia limitata non richiede di scomodare Herbert Simon, per avere dimostrato ciò che è noto. Qualsiasi scelta compiuta da un essere umano è segnata da limiti cognitivi, di conoscenza e di capacità di calcolo del decisore. Quindi, un primo dato è che siamo pienamente in un regime di intelligenza limitata. Figuriamoci parlare di intelligenza aumentata!

Eppure, in un tempo non troppo lontano del millennio scorso, lo storico Carlo Cipolla provò con grande successo e altrettanta eleganza a formulare una teoria generale della stupidità umana, in cui dimostrava come la prevalenza numerica degli stupidi all’interno di qualsiasi organizzazione complessa, sia lecita sia illecita, consente a questo gruppo di operare con incredibile coordinazione ed efficacia, benché senza norme, princìpi e guida. Anche il filosofo e matematico Bertrand Russel si occupò di stupidità umana, pubblicando oltre 70 articoli brevi tra il 1930 e il 1935 sul celebre quotidiano americano New York American.

Sorge il dubbio che affrontare il tema della stupidità organizzativa (molto più impattante sui risultati) sia più urgente di quello dell’intelligenza aumentata. Resta la speranza che, in una dimensione collettiva, qualche ‘rara’ traccia di intelligenza si possa ritrovare e, quindi, diventi necessario amplificarla, perché la collettività (anche non organizzata) ne abbia un beneficio. Emerge il dilemma di come possiamo “noi limitati” amplificare qualcosa che non possediamo. 

Nel terzo millennio abbiamo il privilegio di poter contare sull’Intelligenza Artificiale Generativa, di cui conosciamo troppo poco, ma che forse potrebbe aiutarci a catturare e amplificare il potere di quell’intelligenza naturale dispersa per espandere la nostra creatività e aiutarci a trovare soluzioni innovative ai problemi dell’umanità. Insomma, una potente alleata contro la diluizione dell’intelligenza naturale, contro il rischio di vedere quest’ultima sostituita da usi impropri e corsari di intelligenze artificiali. Proprio così: l’intelligenza aumentata rappresenta un’alleanza proficua tra due intelligenze generative, una naturale e una artificiale, che si esprimono necessariamente a livello collettivo (è, prima di tutto, un problema di massa critica…).

E qui entriamo nel territorio dell’intelligenza collettiva, oggi rappresentata non più esclusivamente da apporti umani, ma corroborata da agenti artificiali. L’intelligenza collettiva non è una somma di conoscenze, ma una forza moltiplicativa che manifesta i propri effetti dove ci sono condizioni che consentono l’espressione delle intelligenze naturali: per questo l’organizzazione team-based è più efficace e creativa, resiliente e adattiva e, se corroborata dall’Intelligenza Artificiale, è l’espressione più evidente di intelligenza aumentata.

Finora, però, l’attenzione di studiosi e manager si è concentrata sulla gestione del singolo team. Sappiamo quasi tutto: il ciclo di vita, i fattori che influiscono sulla produttività, i comportamenti, i ruoli… ma oggi le organizzazioni hanno la necessità di trasporre il modello del team nella dimensione corporate, per recuperare flessibilità e coordinamento, garantendo efficacia ed efficienza. Insomma, ripensare l’organizzazione come un team di team, dove l’unità organizzativa minima è il gruppo e l’organizzazione riproduce una struttura team-based su scale diverse. Qui, l’intelligenza collettiva è chiamata in gioco per assicurare che i benefici del lavoro in team si riproducano a livello aggregato, dove l’interazione tra le intelligenze naturali, che sostiene la produttività al livello del singolo team, diventa più difficile perché mediata da gerarchie e relazioni di potere. L’intelligenza collettiva è dunque la condizione che unisce, media, rinforza, coordina, allinea i contributi convergenti di agenti umani e artificiali, su una scala che travalica la dimensione del gruppo e, alla fine, restituisce un risultato superiore alla somma dei contributi dei singoli team.

Se dunque nelle nostre organizzazioni di intelligenza naturale ce n’è poca, sicuramente possiamo aumentarla con l’Intelligenza Artificiale, ma poi ci rimane il problema di ricombinare queste intelligenze aumentate per ottenere un risultato che sia veramente utile per l’organizzazione e per gli stakeholder. Ed è su questo piano che opera l’intelligenza collettiva, il motore che esprime la potenza di un’organizzazione complessa.

Per comprendere veramente l’intelligenza dobbiamo osservare l’opposto: la stupidità, e riconoscere che c’è ampio spazio di applicazione dell’idiozia aumentata e della stupidità collettiva, della stoltezza artificiale e digitale. Dal confronto potremo trarre degli utili spunti per liberare creatività e immaginazione, ingredienti di straordinario valore perché tanto rari quanto necessari affinché l’intelligenza aumentata si trasformi in intelligenza alimentata.

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